Il racconto della domenica

QUEI GRAN FIGLI DI GATTI

Che c’è da guardarsi in quel modo? Dovrei forse mettermi qui davanti allo specchio, conciarmi come Rambo e provare le facce cattive, prima di correre in un accampamento e accoppare il primo che capita? Ma no, via, non si può perdere il lume della ragione. Neppure in questi momenti.

Lavati i denti, dai, e vai a dormire. È giusto mezzanotte.

Spero almeno che anche loro, a quest'ora, stiano ripensando a ciò che hanno fatto e spero che si affranchino in fretta dalla miseria mentale in cui vivono.

Che altro potevo fare? Ho perlustrato tutti i cestini della zona, senza trovare nulla. Forse hanno gettato il portafoglio in un tombino e si sono messi in saccoccia quei miseri quaranta euro che c’erano dentro. Che ne sanno loro di tutti i fastidi per rifare i documenti, bloccare carte di credito, le denunce, riparare il vetro dell'auto, cambiare serratura alla porta di casa...

Già, pure le chiavi! E pensare che erano uscite dalla tasca, quando ho infilato la giacca a vento nel bagagliaio. E io, stupido, che ho voluto rificcarcele per non mandarle in giro a zonzo. Un’ora di footing costata cara, questa volta!

Eppure avevo parcheggiato proprio davanti al parco Lambro. È una strada sempre trafficata, soprattutto oggi che andavano tutti al cimitero per la ricorrenza dei morti, come potevo immaginare. Si vede che la crisi sta mordendo davvero forte, se questa gente è disposta a rischiare sempre di più per sbarcare il lunario. Stavano nascosti apposta sotto quel salice, aspettando il fesso di turno. E quella fottuta insegna pubblicitaria sul marciapiede deve averli schermati alla visuale dei palazzi di fronte. Sarà stato un gioco da ragazzi mandarmi in frantumi il finestrino, afferrare la giacca a vento e filare via. Però, che imprudenza farmi vedere. E pensare che sono sempre io a mettere in guardia gli altri da simili leggerezze. Ma fa ancora caldo, non potevo certo correre con tutto quel peso addosso.

Menomale che non ero ancora passato a fare Bancomat, altrimenti sarebbe stato peggio. Però, forse avrei preferito essere rapinato in quel frangente, piuttosto che... Sì, ti spaventi, ci resti male, ma almeno finisce lì. Non devi perdere giornate di lavoro e preoccuparti che qualcuno, prima o poi, provi ad aprirti la porta. Ora dovrò mandarmi via a calci in culo, la mattina, quando esco di casa.

Io dico che sono stati proprio quei tre, quelli seduti a bere birra e a fumare, nel bar cinese lì vicino. Erano zingari, si vedeva. O loro, o gli altri due che giocavano a quelle dannate macchinette mangiasoldi. Ci mancavano solo quelle, adesso, per spingere i disperati a rubare. Ora che ci ripenso, una certa irrequietezza mi è parso di coglierla, quando sono entrato nel bar e sono uscito dall’altra parte. Certo, mica potevo aspettarmi di trovarli con la mia giacca addosso; quella devono averla ficcata nel raccoglitore di indumenti usati che sta nella via là dietro, sarei pronto a scommetterci. Ci avrei pure guardato dentro, se non c’era quel cavolo di blocco che impedisce il ripescaggio. Almeno ho ritrovato sulla panchina la foto di mamma: si vede che la superstizione per i defunti li ha spinti a liberarsene subito. Mah!

Meglio non pensarci più. Meglio fare in modo che i danni siano solo economici e non anche fisici e psicologici. Le difficoltà maggiori sono all’inizio... il primo... il secondo giorno... Poi tutto riprende a scorrere normalmente, i pensieri di sempre ripigliano il sopravvento e le abitudini hanno la meglio, vedrai. Adesso devo rimettere in ordine le idee, stabilire delle priorità, senza perdere la calma.

Il Bancomat l’ho già bloccato. Domani andrò a fare la denuncia e avviso in ufficio che non vado. Poi, rifaccio l’abbonamento del Metrò e passo dall’Ordine per il duplicato della tessera. Per il fabbro, chiedo a quello che c’è qui sotto e vediamo. Più avanti penserò agli altri documenti.

Ci si mette anche questo tempo di merda che promette male di nuovo! Devo far rimettere il vetro al finestrino dell’auto, e pure alla svelta, se non voglio ritrovarmela in ammollo. Tutti quei frammenti sparsi in giro, che incubo!

Ah, devo raccomandare la portinaia, domani mattina appena la vedo: quella svampita lascia sempre il portone aperto, quando esce col cane.

Boh, meglio dormirci sopra adesso e cercare di pensare positivo, tanto ormai... D’altra parte, chi vive in un ambiente replica tutti i comportamenti che lì assorbe. E quelle sono comunità chiuse.

I figli dei gatti acchiappano i sorci”, diceva sempre il nonno.

Proverò a considerarlo un tributo che la società esige, finché gli zingari non si saranno eruditi. Ma quanto ci vorrà ancora, porca miseria!!!

 A Natale niente beneficenza. Quest’anno sono già a posto così.

Leonardo Schiavone