Jacovitti

Il padre di Cocco Bill

Il quotidiano "Il Giorno", nasce a Milano negli anni '50 e da subito si rivela giornale di stampo e di stampa moderni, fu il primo giornale a offrire ai suoi lettori inserti di vario tipo come "Il Giorno motori" e "Il Giorno dei ragazzi".  Uno dei suoi più illustri collaboratori, quel Benito Jacovitti che si firmava Jac o anche Lisca di pesce, contribuì al successo del nuovo quotidiano milanese, creando personaggi quali Tizio, Caio e Sempronio, Tom Ficcanaso e - soprattutto Cocco Bill, celebre pistolero nato nel '57. Jacovitti era invece nato trentaquattro anni prima, precisamente il nove marzo 1923, a Termoli, che molti anni dopo intitolerà a suo nome il locale liceo artistico. Jacovitti da quella bella cittadina molisana ben presto si trasferirà, con la sua famiglia, a Macerata prima e a Firenze poi, dove frequenterà l'Istituto d'Arte. La sua collaborazione di pubblicista inizia nel 1939, per la rivista cittadina "Il Brivido", con la realizzazione di alcune panoramiche, come lui definisce le sue pagine zeppe di personaggi ciascuno dei quali declama una battuta. I personaggi invece di venire separati dalla classica finestrella o vignetta, se ne stanno tutti insieme, in compagnia spesso di animali umanizzati o di salami talvolta provvisti di zampe. È un disegno, il suo, che si ispirerà inizialmente al disegnatore - milanese di nascita, romano di adozione - Walter Faccini, come ammise lo stesso Jacovitti, ma dal quale ben presto il disegnatore molisano si discosterà assumendo un tratto e uno stile tutto suo personale. Nel 1940, dal mese di ottobre a quello di dicembre, apparirà sul Vittorioso la prima storia del celebre trio Pippo, Pertica e Palla, tre simpatici ragazzini che per quasi trent'anni vivranno una lunga serie di avventure, godibili non solo per i ragazzi, ma anche per gli adulti. A questo giornale Jac collaborerà dal 1940 al 1969, anno quest'ultimo in cui "Il Vittorioso" chiuderà i battenti così come il decennio dei '60, il quale chiuderà con il fragore dovuto a una o più bombe piazzate ancora non si sa da chi né perché all'interno della banca dell'agricoltura, ma non socchiuderà mai alla verità il proprio libro nero di contro stato. Jacovitti che era approdato al Giorno nel 1957 e lo aveva lasciato dieci anni dopo, nel 1968 sbarcò al "Corriere dei Piccoli" riproponendo il suo più famoso personaggio: Cocco Bill, quello non meno famoso di Jack Mandolino, nato sul Vittorioso, e creando quello nuovo di Zorry Kid. Il grande Oreste Del Buono, che lo stimava da tempo, lo chiamò al giornale Linus da lui diretto e per il quale l'altrettanto grande Jacovitti creò Gionni Peppe e Joe Balordo. Nel 1977 apparve, su testi di Marcello Marchesi, il famoso Kamasultra, e da lì Jac prese a disegnare per il mensile per soli uomini Playmen una tavola consistente in una panoramica erotica che ne attirò gli strali della Chiesa. Di questo geniale autore non va dimenticata la serie di diari chiamata Vitt: iniziale di Vittorioso e non, come molti credevano, seconda parte del suo cognome. Inoltre, le sue quattro realizzazioni dell'immortale Pinocchio. La prima nel '43-'44; la seconda nel '46-'47; la terza nel 1964; la quarta negli anni '70 consistente in quattro tavole. Nel 1994 Scalfaro gli conferirà il titolo di Cavaliere Ordine al merito della repubblica italiana. Dal 1978 Jacovitti approderà a "Il giornalino", anch'esso giornale per ragazzi di matrice cattolica, dalle cui pagine proseguirà le avventure del suo e del nostro caro Cocco Bill, fino alla morte avvenuta il tre dicembre 1997. Jacovitti, amatissimo da un grande pubblico di lettori, subì una sorta di ostracismo da parte di una cosiddetta intellighenzia che lo bollò come fascista e qualunquista, autore diseducativo dal quale non si poteva imparare nulla. Si imparava invece a divertirsi, a non prendersi troppo sul serio e a prendere al contrario seriamente il talento che poche fortunate ma anche volenterose persone possedevano e dal quale erano possedute. Ma quella intellighenzia era la stessa che usava bollare di mediocrità talenti come Battisti o Baglioni in arene televisive alle quali partecipava per il solo gusto di sbeffeggiare quegli artisti, o a scagliare molotov ai concerti di Santana e affini, affinata ben poco nella cultura non certo raffinata che la imbeveva infradiciandola tutta. 
Antonio Mecca