La penna gialla di Conan Doyle

Se Auguste Dupin è il primo dei grandi investigatori privati della narrativa poliziesca, Sherlock Holmes indubbiamente rimane il detective privato che più fra tutti i suoi colleghi risulta e risalta nella storia del giallo perché il più celebre nonché celebrato e cerebrale fra le figure dei detectives della fantasia, i quali per le loro qualità finiscono per sembrare più veri del vero. Marlowe, Poirot, Sanantonio, Mike Hammer: spesso incredibili nelle loro avventure ma sempre e per sempre credibili nonostante tutto per chi li legge e li elegge a suoi numi nell'empireo della letteratura di genere, così generosa nel dispensare il piacere della lettura.

Arthur Conan Doyle nasce a Edimburgo il 22 maggio 1859 e muore a Crowborough, nel Sussex, il 7 luglio 1930. Studia medicina, laureandosi in chirurgia nel 1885. Contemporaneamente scrive, tanto che già sei anni prima aveva pubblicato "Il mistero di Sasassa Valley", un racconto del terrore, genere da lui prediletto. Un anno dopo, nel 1880, ecco apparire un secondo racconto, la cui trama è incentrata su una pianta che si ciba di carne umana. A 22 anni si imbarca in qualità di medico di bordo su un battello che fa la spola tra Liverpool e le coste occidentali dell'Africa, ma dopo pochi mesi di quella vita decide di smettere. Apre così uno studio medico nel Southsea, sobborgo di Portsmouth, e qui scrive - parallelamente alle ricette del suo lavoro medico - le pagine del primo romanzo con Sherlock Holmes: "Uno studio in rosso", che gli viene pubblicato nel 1887 (anno di uscita in Italia del romanzo di Emilio De Marchi "Il cappello del prete", pubblicato a puntate su due quotidiani). Probabilmente Conan Doyle sperava che la pubblicazione dello studio in rosso potesse fargli sparire il conto in rosso che doveva avere maturato in banca, ma così non fu poiché il romanzo non ebbe successo. La figura dell'investigatore venne modellata su quella di uno dei suoi insegnanti medici: Joseph Bell, specializzato nel metodo deduttivo e scientifico. Come per i tre racconti con protagonista Dupin, dove a narrare è il suo amico e assistente, anche nei romanzi: quattro, e nei racconti: 60 circa, a narrare è l'assistente e amico di Holmes: Watson, così come in seguito sarà per Poirot che nelle sue prime storie avrà per biografo il capitano Hastings e per Nero Wolfe dove a raccontare è il suo braccio destro Archie Goodwin. Il secondo romanzo: "Il segno dei quattro", uscito nel 1890, lascia il suo segno in ben più di quattro lettori riscuotendo un enorme successo. La famosa frase:"Elementare, Watson" è una frase inventata dai posteri poiché nei racconti originali Holmes a volte pronuncia semplicemente: "Elementare". A un certo punto della sua carriera di scrittore a Doyle il personaggio di Holmes finisce per diventare ingombrante, così da decidere di eliminarlo facendolo perire nelle cascate di Reichenbach, in Svizzera. Fine opposta rispetto a taluni disgustosi imprenditori o banchieri italiani che dopo avere dichiarato fallimento e fatto deperire di fame i loro ex dipendenti, si rifugiano nel Paese dei quattro cantoni a fare la bella vita pagando poco di tasse e niente del tutto per ciò che di male hanno fatto nel loro Paese, dove i cantoni non ci sono ma le cantonate sono all'ordine del giorno. Dopo però qualche anno lo scrittore scozzese fu costretto a furore di popolo a resuscitare il suo eroe in un altro romanzo, più due raccolte di racconti. Scrisse inoltre altri libri, come il famoso "Il mondo perduto", uscito nel 1912, romanzo fantastico come altri della sua produzione. Negli ultimi anni della sua vita si interessò sempre più allo spiritismo, forse per controbilanciare il pragmatismo del suo personaggio principale: che sembrava obbligarlo a lavorare per lui, ma che lo aveva anche reso ricco. Quando Conan Doyle morì, sulla sua lapide vennero incise le seguenti parole:

Acciaio vero lama diritta Arthur Conan Doyle cavaliere, patriota, medico e uomo di lettere.

L'appellativo di Sir se lo era guadagnato durante la guerra contro i Boeri, e non per meriti letterari come si potrebbe pensare. Anche se oggi quel tipo di scrittura e quei tipi descritti possono sembrare superati, leggere le sue opere procura lo stesso piacere che può procurare la visione di un vecchio ma pur sempre solido edificio che il genere poliziesco rappresenta e che Autori come Arthur Conan Doyle hanno saputo edificare fin dalle sue fondamenta, profonde nonché solide.  

 

Antonio Mecca