La Walt Disney italiana

Tra i personaggi a fumetti più amati dai bambini di ieri e di oggi, e da quelli che furono bambini ieri e sono adulti oggi Topolino e Paperino con il loro corollario di deliziosi personaggi stanno ormai da tempo in prima fila nel gradimento dell'appassionato pubblico di amanti del fumetto, da quando nell'aprile del 1949 Mondadori ebbe licenza da Walt Disney in persona di pubblicare storie dapprima quasi totalmente americane, e in seguito quasi totalmente italiane. La redazione fu ed è a Milano, e la prima direzione venne affidata al mitico Mario Gentilini, che la tenne per ben 31 anni, dal 1949 al 1980. Fra gli autori delle prime storie si distinsero i grandi Floyd Gottfredson e Carl Barks, quest'ultimo creatore - nel 1947 - di zio Paperone, personaggio ispiratogli dal protagonista di un racconto di Charles Dickens; fra gli autori della seconda gli altrettanto grandi Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi, Giorgio Cavazzano, Angelo Bioletto il quale ultimo, in coppia con lo scrittore Guido Martina, fu autore di una, ancora oggi ricordata perché azzeccata, parodia dell'Inferno Dantesco intitolata "L'Inferno di Topolino", uscita a puntate dall'ottobre 1949 al marzo 1950. Non fu certo questa l'unica delle parodie disneyane a venire realizzata dal bravissimo staff italiano, il quale saccheggiò i grandi classici della letteratura - Don Chisciotte, I promessi sposi, I tre moschettieri, ecc. - rivestendo dei panni di questi personaggi quelli creati da Walt Disney prima, e dai suoi epigoni poi. Da una iniziale durezza che le creature disneyane presentavano anche nel tratto del disegno vennero in seguito addolcendosi sia il carattere sia i lineamenti, rendendo quasi bello anche nei tratti del volto persino Paperon De Paperoni, vecchio taccagno la cui unica forma di amore la riversa nella riserva cospicua della sua cassaforte-residenza, stracolma di biglietti di banca e soprattutto di monete d'oro, dentro le quali si tuffa come in una piscina per godere appieno del loro freddo ma per lui caldissimo contatto aurifero. Forse l'addolcimento dei tratti facciali ha un po' nuociuto alla personalità dei vari personaggi: l'arcigno Paperone, il collerico Paperino, lo stralunato Pippo, l'idealista Topolino. È indubbio però che l'amore dei loro lettori si è sempre mantenuto costante, un po' come quando il grande Galep decise negli anni '80 di tratteggiare i volti dei suoi personaggi: Tex in primis, con delle linee che li rendevano meno lisci, più sofferti, e agendo quindi al contrario di come i disegnatori Disney hanno agito nel corso del tempo, il quale per quanto li riguarda ha reso più importante l'uso del computer, che a lui arrendendosi ha reso meno artigianale la grafica adottata. Parallelamente però le vecchie storie continuano a venire regolarmente ristampate, e sarebbe interessante sapere se il pubblico di lettori più giovani le apprezza di più o di meno di quelle attuali. È probabile che i bambini le amino entrambe, e forse quelle vecchie risalenti agli anni '50-'60-'70 instillano nella loro mente candida un amore paragonabile a quello che possono provare nei confronti di vecchi giocattoli meccanici o di legno ormai in disuso. Sebbene non rendendosi ancora pienamente conto, rimarranno piacevolmente segnati dai sogni che questi reperti del passato riverseranno nei loro cuori. Questo tipo di fumetto ha in primo luogo un impatto visivo meravigliando, divertendo, commuovendo chi lo sta guardando; e poi nel leggerlo di ispirare buoni sentimenti nonché presentimenti di ciò che diverrà con il trascorrere del tempo. Ideati, scritti e disegnati da bambini di ieri che hanno preservato la loro carica di fantasia e riservato il loro talento riversandolo sulle pagine dei periodici, le storie di Topolino, Paperino e Company continuano a divertire i grandi di domani e i piccoli di ieri. Come del resto non provare deliziosi palpiti, nel guardare colorate vignette che sono in grado di instillare nel nostro cuore quello che solo certi pittori surrealisti sanno infondere con i loro dipinti? Per concludere, amo qui riportare le parole che il grande scrittore francese di polizieschi Frédéric Dard-Sanantonio scrisse in un suo romanzo del 1977: "La vera arte di questo secolo, quella che lo avrà più marchiato della sua impronta, che avrà avuto la risonanza più universale e più profonda rimarrà quella di Walt Disney. L'individuo della nostra epoca apparterrà a Disney, sino alla fine dei suoi giorni e dei giorni dei suoi figli. Il mondo attuale non è più l'opera di Dio ma quella di Disney. E noi siamo oramai fratelli minori di Pippo e dei Tre Porcellini".
Antonio Mecca