Manet tutto da vedere a Palazzo Reale

“Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli Italiani del Rinascimento” disse Auguste Renoir, sottolineando il ruolo centrale del pittore nella storia dell’arte europea.

Un'occasione unica dunque la mostra “Manet e la Parigi moderna”, che apre l’8 marzo a Palazzo Reale, fino al 2 luglio, per conoscere il percorso artistico del maestro (1832-1883) che, in poco più di due decenni, ha rivoluzionato il concetto di arte moderna.
Le opere esposte arrivano dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio di opere, tra cui 55 dipinti: 17 capolavori di Edouard Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot, che intrecciarono con lui vita e lavoro, contribuendo tutti a quel momento fondamentale dell'arte che si svolse nella Francia di fine Ottocento.
Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, e curata da Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi, la mostra prevede due macro sezioni: “Manet e la nuova pittura” e “Manet e la Parigi moderna”, scandite in dieci sottosezioni:
Manet e la sua cerchia; Ispanismo; Nature morte; Sulle rive; Parigi, la città moderna; Il lato nascosto di Parigi; L’Opéra – Dipinti, disegni, sculture, maquettes; Parigi in festa; In bianco: l’universo femminile e gli spazi intimi; In nero: le passanti e i loro misteri.
Malgrado la sua fine precoce, Manet riuscì nell'intento di congiungere la grandezza della pittura classica alla libertà dell’arte moderna, grazie a una pittura ricca di virtuosismo e invenzioni, forte nel taglio delle composizioni e nell’uso dei colori (“ha trasformato il nero in luce” affermò Pissarro). Dell'Impressionismo però non volle mai fare del tutto parte: non partecipo alle otto mostre impressioniste tenutesi tra il 1874 e il 1886.
Grazia De Benedetti