Mariangela Cerrino

Fra gli scrittori italiani che la cosiddetta fiction annovera, il nome di Mariangela Cerrino è probabilmente quello che spicca maggiormente. Nata a Torino il primo dicembre 1948, fin da giovanissima inizia lo studio della storia americana presso il Centro di Studi Americani della sua città. Le nasce così l'interesse e l'amore per la storia degli Stati Uniti, e quello per la frontiera in particolar modo. All'età di dodici anni decide di volere diventare scrittrice, e si inventa lo pseudonimo: May Ionnes Cherry con il quale firmerà, successivamente, ben 18 romanzi (e un racconto) a partire dal 1966, quando all'ancora fresca età di 17 anni l'editore milanese Sonzogno le pubblica il suo primo romanzo: "Blue River", ambientato nel periodo della rivoluzione americana. Se si pensa che Mariangela lo scrisse all'età di 14 anni, ma che nel leggerlo mai si penserebbe che quella storia scritta con quello stile e con quella passione sia nata dal cuore e dalla mente di una ragazzina, si potrà comprendere ancora di più il valore del libro. A questo romanzo ne seguiranno, fino al 1973, altri dodici, una dozzina non certo dozzinale bensì da acquistare in blocco per poi centellinare con calma, perché titoli accattivanti come "L'ultimo cielo", "Adios, amigo", "Malpaso", "La pista dimenticata" sono romanzi che rappresentano la storia del West non solo come l'epoca che davvero è stata, ma anche come solo un grande scrittore può e deve fare: con talento e sensibilità, attributi questi che Mariangela Cerrino possiede in abbondanza. Qualcuno potrebbe sostenere che un europeo non dovrebbe scrivere di storia americana perché non essendo del posto non può conoscere la mentalità degli autoctoni. A questo si potrebbe replicare che è più facile per un europeo scrivere di storia americana vista la massiccia dose di loro cultura quotidianamente riversataci in libri, fumetti, film e telefilm che non per un americano scrivere di storia europea. Inoltre essi, seppur bravissimi, talvolta non possiedono la giusta distanza dalle cose necessaria per valutare a pieno il loro modo di essere che solo una certa distanza dai luoghi, dai tempi e dai fatti può produrre. L'America è prima di tutto una idea, un fascio di emozioni e sensazioni che nell'avvolgerci può darci - oltre a un grande piacere - anche la giusta prospettiva per meglio comprenderla e raccontarla. Non dimentichiamo che furono i western italiani a smantellare per primi certi falsi miti che volevano da una parte gli eroi e dall'altra i cattivi, e - prima ancora - fumetti autoctoni come Tex i quali in storie spesso lunghe diverse puntate davano un taglio netto al manicheismo fino agli anni '50 imperante per scendere nei dettagli delle vicende narrate e dei personaggi descritti. I romanzi di Mariangela Cerrino-May Ionnes Cherry, pur non abbandonando il mito neppure gli fanno molti sconti, così che nel leggerli - oltre ad acquisire le informazioni che le varie trame propongono, sempre affidabili - si è consapevoli di trovarsi di fronte a uomini e donne autentici e non a figure ricalcate da quelle passate. Dopo una pausa di nove anni dovuta alla chiusura della collana "I nuovi Sonzogno" dove la scrittrice pubblicava al fianco di autori americani come Zane Grey e Jack London, May Ionnes Cherry riappare nella collana "La frontiera edizioni" di Bologna con altri cinque romanzi western pubblicati dal 1982 al 1986.Contemporaneamente appare con il suo vero nome il primo dei due romanzi di fantascienza da lei scritti, il suo primo fantasy e - negli anni '90 - la trilogia di romanzi sugli etruschi e il ciclo dell'anno Mille. Seguiranno poi romanzi storici come lo splendido "Il margine dell'alba", ambientato nel Sedicesimo secolo. Il suo più recente romanzo, apparso nel 2015, è "Il ministero delle ultime ombre", il primo fra i suoi romanzi ambientati nell' epoca contemporanea. Lo stile di questa scrittrice che spazia dal western al paranormale, passando per il fantasy e la fantascienza, è lo stesso per ogni genere, riconoscibile come quello di altri suoi illustri colleghi: Chandler, Dard, McBain. E a proposito di quest'ultimo, il quale affermava che uno scrittore deve avere una sua voce immediatamente riconoscibile al momento della lettura (cosa che in lui, pur utilizzando vari pseudonimi, la si riconosce immediatamente) anche per Mariangela Cerrino si può e si deve dire la medesima cosa: la sua voce è riconoscibile nonostante il variare dei generi affrontati, il quale non è un avariare di stile bensì un rinnovarsi continuo di cui ciò che rimane invariato è l'alto valore della scrittura nonché del piacere che dalla sua lettura se ne ricava.          
Antonio Mecca