Milanesi di domani

Lunedì 27, presso la Biblioteca Sormani, si è tenuta la presentazione dello splendido libro giallo “Il rinnegato”: quattro eclettici autori e quattro avvincenti racconti su Milano.

Quando sono arrivato, erano già giunti degli spettatori che, come sempre, mi hanno osservato incuriositi; non per l’abbigliamento o l’aspetto ma per l’età. Ormai ci sono abituato, o meglio: rassegnato. Pur non essendo più da un pezzo un giovane virgulto, 42 anni da poco, ogni qualvolta mi reco alla presentazione di un libro su Milano costituisco un’anomalia generazionale rispetto agli altri presenti che mi superano in media di almeno vent'anni. Lunedì si è trattato di un giallo ma quando l’argomento verte su pura e semplice storia meneghina, vengo proprio guardato come se avessi sbagliato indirizzo. Non mi è di alcun conforto apprendere di essere una mosca bianca, né tanto meno aiuta a sentirmi meglio il fatto di essere tra i pochi della mia generazione a interessarsi di storia locale.
Come mai siamo in numero così esiguo? In fondo questa è casa nostra. Milano è talmente ricca di vicende avventurose ed epiche leggende da non temere il confronto con alcun libro fantasy. La storia, si sa, è assai noiosa da digerire per i ragazzi ma nulla vieta di camuffarla per renderla più appetibile: apprenderebbero senza accorgersene e nel contempo si divertirebbero. Perché non riusciamo o non vogliamo più coinvolgere i nostri ragazzi?
Ricordo che da bambino i miei genitori mi portavo a vedere ogni anno la rievocazione storica delle Cinque Giornate nell'omonima piazza: un momento di festa che ricordava e perpetuava le eroiche gesta dei nostri predecessori. Agli occhi di un fanciullo quella pittoresca ricostruzione risultava fantastica quanto un film della Disney veduto al Nuovo Arti, rimanendo per sempre impressa nella memoria. Perché è cessata questa importante ricorrenza?
Le tradizioni; il folclore; il passato (prego si astengano coloro che identificano l’identità culturale con la polenta e il pedigree), sembra ormai non posseggano più alcun valore in questo schizofrenico piccolo mondo globale, dove le persone vengono allevate e plasmate in base ai consumi. Cittadini intercambiabili in città indistinguibili.
Ma la globalizzazione non implica affatto una rinuncia alle proprie radici; tutt'altro. La consapevolezza delle proprie origini, offre una visione più ampia del presente, rendendo il futuro meno oscuro e incerto. Ovunque ci si trovi.
Per coloro che ancora credono a Milano e alla straordinaria forza che essa è in grado di donare a coloro che la amano, è forse giunto il momento di rischiare di più per le nuove generazioni: sperimentando, innovando e proponendo nuovi modi per donarle nuovi milanesi. Una città non ha futuro senza i suoi cittadini.
Non smetterò mai di sperare in questo. E quando un giorno, curvo e canuto, mi recherò alla presentazione di un libro su Milano e troverò un sala affollata solo da ragazzi che mi osserveranno incuriositi, sarò finalmente felice di essere un’anomalia.
Riccardo Rossetti