“TUTTA UN’ALTRA STORIA”, SPETTACOLO ITINERANTE

Il 29 gennaio all’Auditorium Fondazione Cariplo le periferie e la povertà educativa minorile attraverso il teatro.

La terza tappa della manifestazione itinerante #ConiBambini – Tutta un’altra storia approda in via Largo Gustav Mahler per parlare dei temi delle periferie e povertà educativa minorile attraverso il teatro. All’evento partecipano il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, il presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo, lo scrittore Gianni Biondillo, i giornalisti sportivi PierLuigi Pardo e Valeria Ciardello. L’organizzazione senza scopo di lucro #ConiBambini, partecipata da Fondazione con il Sud, dal giugno 2016 attiva i programmi del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile. Nato da un’intesa tra fondazioni di origine bancaria rappresentate da ACRI, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il governo.

In scena è lo spettacolo “Aspettando il tempo che passa” scritto dai ragazzi del carcere minorile di Airola (BN), sottotitolo e mentre passa nuje ce facimmo viecchie (e mentre passa noi diventiamo vecchi). Rientra nell’ambito del progetto "Il palcoscenico della legalità" che prevede collaborazioni tra teatri, istituti penali, scuole, università e società civile grazie a percorsi formativi e attività di spettacolo dal vivo. La collaborazione è avvenuta con la Compagnia Nest Napoli Est Teatro che ha unito le forze artistiche del regista di Gomorra, Di Mauro, degli attori Francesco di Leva, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Andrea Vellotti dello scenografo Carmine Guarino per un teatro di qualità, di impegno sociale e di crescita spirituale insieme all’associazione Gioco Immagini e Parole presente sul territorio di San Giovanni a Teduccio. “Vogliamo che i giovani detenuti si rendano conto che fare il costumista, il sarto, lo scenografo, il decoratore, l’elettricista di scena, vuol dire partecipare con sapienza a un progetto collettivo di cui essere fieri -  spiega Giulia Minoli di CO2 Crisis Opportunity Onlus, organizzazione che collabora con il progetto, mentre la regista dello spettacolo Emanuela Giordano è convinta: “il contatto con realtà esterne alla condizione detentiva e alla logica illegale e criminale sono opportune e indispensabili. Immaginare nuove regole di gruppo, riflettere su alternative di vita e di linguaggio, è importante e lo abbiamo fatto. Ma i ragazzi, a parte qualche rara eccezione, vengono da realtà “infernali”. Non hanno una collettività “attrezzata” ad aiutarli quando usciranno dal carcere, questo condiziona il loro modo di affrontare la vita. Falsi miti, bisogni indotti, analfabetismo culturale e affettivo fanno da tappo di compressione sulle loro intelligenze e le loro anime. Aspettando il tempo che passa è nato perché i ragazzi ce l’hanno chiesto: avere come obbiettivo uno spettacolo dava loro un senso che altrimenti non avrebbero trovato. Abbiamo iniziato scrivendo delle parole: possesso, gelosia, sogno. Dalle parole siamo passati al confronto, che è diventato trama, una trama puntellata di incomprensioni, arrabbiature, ma anche di qualche risata. L’altalena, costruita in carcere, è il simbolo di questo equilibrio precario. Su questa altalena, una fata turchina avvilita e un grillo parlante, caparbiamente attaccati a valori e speranze di giustizia, incontrano due ragazzi detenuti. Cosa riusciranno a comunicarsi? 

Bisognerà vedere lo spettacolo per scoprirlo

Giusi De Roma

Per informazioni: www.conibambini.org