Vittorio Paliotti

Fra gli scrittori ve ne sono alcuni non di parte il cui carattere schivo e riservato contribuisce nel farli mettere da parte, appunto, nel far sì che non interloquiscano su ogni quisquilia o pinzillacchera (Totò dixit) facendone dei guru da consultare spesso e volentieri, sebbene siano bravi nello scrivere e descrivere luoghi e persone come e forse più di altri loro colleghi talvolta ingiustamente più blasonati. Uno fra questi è Vittorio Paliotti, nato a Napoli nel 1930, il quale negli anni '50 approdò a Milano per tentare la fortuna letteraria presso le grandi case editrici che in quel periodo imperavano e imparavano anche dai loro più talentuosi collaboratori a meglio comprendere la Società in cui vivevano. Già collaboratore da Napoli del Candido diretto da Guareschi, Vittorio Paliotti giunge a Milano con due valigie una delle quali piena di indumenti di ricambio e l'altra di libri su Napoli scritti da suoi illustri colleghi e concittadini quali Anna Maria Ortese, Carlo Bernari, Domenico Rea e soprattutto Giuseppe Marotta, del quale ultimo il giovanissimo scrittore è forse il primo fra gli amici cui l'autore de "L'oro di Napoli" e "Gli alunni del sole" stima e considera un po' come un figlio, vista la differenza di età: 28 anni, che fra i due intercorre. È alla Rizzoli che Vittorio approda, precisamente alla redazione di "Candido". Nei corridoi della grande casa editrice incontra il grande Giorgio Scerbanenco, già apprezzatissimo autore di romanzi e racconti rosa destinati in prevalenza a un pubblico femminile e di lì a non molto di racconti e romanzi polizieschi destinati in prevalenza a un pubblico maschile. Paliotti nella redazione di "Candido" ha modo di conoscere due collaboratori della rivista satirica: Carletto Manzoni, autore dello stralunato signor Veneranda, e Alessandro Minardi, caporedattore del giornale. Quindi è la volta di Giovannino Guareschi, che già lo apprezza insieme alla moglie Ennia: la mitica Margherita dei suoi racconti di vita familiare, come cantore della città di Napoli, e che lo fa entrare nella redazione di "Candido". Ma dopo un periodo in cui oltre che a "Candido" collabora anche ad altri grandi giornali pubblicati da altri grandi editori: Epoca, Gente, Oggi, Vittorio non può più resistere al richiamo ammaliante della sirena Partenope che lo richiama a sé, e decide quindi di tornare nella città del golfo finendo probabilmente per ingolfarsi in una provincia di un Sud che difficilmente permette ai suoi figli migliori di emergere. È come se la leggendaria sirena tenesse incatenati nei suoi bellissimi fondali i suoi figli migliori, come una madre che per troppo amore finisce per tarpare loro le ali. Comunque dalla sua Napoli il giornalista-scrittore lavora come e più di prima, scrivendo romanzi, commedie, articoli, libri sulla sua bellissima e disgraziata ma non mai sgraziata città. Nascono così "San Gennaro", "Totò principe del sorriso", "Storia della canzone napoletana", "Storia della camorra", "Napoletani si nasceva", "Napoli dopo la nuttata". A proposito di lui Domenico Rea scriverà: "Vittorio Paliotti è ormai uno dei più prestigiosi studiosi della nostra storia politica". Nel 1978 la Rai ricaverà un film televisivo dal suo libro sulla camorra apparso nel 1973, con protagonista Massimo Ranieri. Dal suo romanzo forse più famoso: "Casa con panorama", verrà ricavata una riduzione teatrale con musiche del maestro Roberto De Simone e l'interpretazione della bellissima e bravissima Angela Luce, del grande Ugo D'Alessio e del bravo, bello e sfortunato Vittorio Mezzogiorno. Inoltre la meravigliosa attrice eduardiana Luisa Conte sarà l'interprete insieme al simpatico Pietro De Vico della commedia "Ho sposato la più grande". Dopo la morte di Marotta avvenuta nel 1963, Paliotti curerà l'edizione di due suoi libri che usciranno postumi nel 1964 e 1965. Il primo: "Il teatrino del Pallonetto" è il seguito ideale del precedente "Gli alunni del tempo"; il secondo: "Di riffe o di raffe", rappresenta il quinto e purtroppo ultimo volume di recensioni cinematografiche che Marotta teneva sul settimanale "L'Europeo". Del suo grande amico ne ricorderà spesso in seguito la figura in articoli e libri con tutta la stima e l'ammirazione. Con tutta la stima e l'ammirazione che anche coloro che leggono i libri e gli articoli di Vittorio Paliotti non possono non provare anche per lui e per il suo talento letterario.
Antonio Mecca