Orhan Pamuk, Il mio nome è Rosso

Un romanzo corale, in cui non solo gli umani, ma anche gli animali, gli oggetti, i disegni concorrono con il loro racconto a ricostruire la trama.

È stato interessante conoscere questo autore, forse  il più famoso in Turchia, attraverso questo suo  romanzo definito un capolavoro. Infatti è  indubbiamente un libro importante, contiene molta  magia orientale, storia, arte, cultura, religione,  sentimenti di amore, odio, conflitto ideologico e anche un po’ di giallo che finisce per perdersi in  mezzo a tutto questo insieme di cose.  Il vero tema è la miniatura, anzi il suo stile.  Pamuk spiega come il termine “stile” fosse bandito  dagli artisti islamici del XV e XVI secolo. I miniaturisti erano riconosciuti più per lo stile del laboratorio a cui appartenevano che per le doti personali. Così, spaziando dalla Turchia all’Europa, da Istanbul a Venezia fa emergere il conflitto, ancora attuale, tra le culture contrapposte di due mondi: Oriente e Occidente.

La scrittura è di altissimo livello, le descrizioni delle varie ambientazioni sono opere d’arte come le miniature dei protagonisti. Bello ma estremamente faticoso per chi si accosta per la prima volta a questo mondo; le lunghe dissertazioni proprio sul lavoro dei miniaturisti, lo rendono a tratti snervante e ripetitivo.