QUANDO LA MUSICA DIVENTA POESIA

Ennio Morricone è da oltre cinquant'anni uno dei più grandi compositori di musica da film. Classe 1928, il Maestro è nato a Trastevere come Alberto Sordi, e come lui ha sempre vissuto a Roma rifiutando di lasciare la sua splendida città per trasferirsi magari a Hollywood o zone limitrofe altrettanto favolose per l'orecchio degli ingenui che ne hanno sentito parlare centinaia di volte dagli schermi e teleschermi  nella speranza di rivivere emozioni sublimate dal Cinema e dalla Televisione. Il suo primo film musicato fu "Il federale", 1961, per la regia di Luciano Salce, con il quale aveva già lavorato a teatro due anni prima in due spettacoli. Con Salce torna nel 1962 a collaborare per le musiche dei suoi successivi film: "La voglia matta", "La cuccagna e nel '63 per il film "Le monachine". Fu però nel 1964, che con "Per un pugno di dollari", arrivò il grande successo: nazionale e internazionale. Questo per l'indubbia maestria di Sergio Leone nella regia, che con i primissimi piani, le scene violente, la tensione continua imprime al western classico una brusca sterzata che finirà per influenzare anche l'autentico western: quello americano. Autentico nella finzione, perché la realtà fu sporca come gli italiani riuscirono - forse senza volerlo - ad arguire. Grazie anche alle musiche di Morricone il film piacque e il tutto: immagini e musiche, venne introiettato dallo spettatore e riascoltato poi una volta che la colonna sonora fu pubblicata su disco. L'interessante e completo libro che parla di tutto questo e di molto altro è uscito due anni fa presso Mondadori, e porta il titolo "Inseguendo quel suono", e il sottotitolo "la mia musica, la mia vita". Si tratta di una serie di interviste a Morricone concesse al giovane musicista Alessandro De Rosa, classe 1985, nell'arco di quattro anni. De Rosa conobbe il compositore nel 2005, a Milano, allo Spazio Oberdan. Riuscì a consegnargli un cd contenente alcune sue composizioni, pregandolo di ascoltarle successivamente e di fargli poi sapere qualcosa. E l'incredibile avvenne; Morricone ascoltò le composizioni, per poi telefonare alla casa del suo giovane ammiratore. Gli disse di averle trovate buone, ma che necessitava di un corso di composizione che lui in persona non poteva dargli perché troppo impegnato. Però gli diede i nomi di alcuni compositori che conosceva, tutti residenti a Roma, città nella quale Alessandro De Rosa si trasferì per alcuni anni frequentando le lezioni di alcuni bravi maestri. Il libro è pressoché diviso in due parti. La prima, accessibile a tutti, rievoca gli inizi del grande compositore romano come arrangiatore di centinaia di canzoni, fra le quali quelle di artisti del calibro di Gino Paoli, Edoardo Vianello, Domenico Modugno, Gianni Morandi. E, successivamente, di Mina per "Se telefonando". Qui dapprima venne scritta la musica: da Morricone; poi il testo, da Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara. Il pezzo: bellissimo, propone una musica in crescendo che va assumendo le tonalità di una colonna sonora western. La seconda parte del libro è riservata agli specialisti, mentre chi è digiuno di musica fatica a comprendere i termini usati. C'è poi anche una terza parte, di testimonianze di registi per i quali Morricone ha lavorato: Tornatore, Montaldo (per il quale scrisse le musiche di due splendide canzoni interpretate da Joan Baez in "Sacco e Vanzetti), Bertolucci e Verdone. Per quest'ultimo Morricone scrisse le bellissime musiche dei suoi primi due film: "Un sacco bello", e "Bianco, rosso e verdone". Dopodiché il buon Carlo non lo chiamò più. In realtà non lo aveva chiamato neppure per i primi due. Fu Leone, che in parte produceva e sovrintendeva ai film, a volere Morricone. Fosse stato per Verdone, avrebbe scelto musicisti che praticamente piacciono soltanto a lui. Quando Morricone lo incontrava, si lamentava che l'attore-regista non lo volesse più, e questi rispondeva che era perché costava troppo. Tutte scuse, dato che in uno dei suoi film più recenti Verdone convinse il produttore a versare oltre 50.000 euro per acquistare i diritti di una canzone da utilizzare nel film. E comunque: a parte la non riconoscenza mostrata, c'è da dire che fra i suoi film le musiche che ancora restano in mente e nel cuore sono proprio quelle composte da Morricone, perché belle, commoventi e poetiche come la vita dei suoi personaggi spesso è. Ma Ennio Morricone non ha bisogno di essere benvoluto da tutti, perché ha dalla sua l'affetto, la riconoscenza e la stima di registi grandi e famosi. E le sue centinaia di colonne sonore realizzate in quasi sessant'anni sono lì a reggere il tempio con all'interno quell'autentico pilastro della musica che lui è stato, è, e per sempre sarà.   

Antonio Mecca