Sorprendente attualità di "Piccole donne" della scrittrice Louisa May Alcott

È tornato di recente sugli schermi il bel film "Piccole Donne", diretto nel 1994 dalla regista australiana Gillian Armstrong e fortemente voluto dall'attrice americana Winona Rider, che ne sarebbe stata la splendida protagonista nei panni di Josephine (Jo) March. La bella e brava Winona, all'epoca splendida ventiduenne, pur attorniata da altre brave colleghe, domina la scena con la sua vivacità, rendendo il personaggio di Jo predominante rispetto a quelli delle tre sorelle. "Piccole Donne", uscito nel 1868, è il libro più noto di Louisa May Alcott, scrittrice americana nata a Germantown (così chiamata perché fondata da quaccheri tedeschi) il 29 novembre 1832 e morta a Boston il 6 marzo 1888. Il suo primo libro, datato 1849, "L'eredità", restò inedito fino al 1997. L'ultimo: "Comic Tragedies" è uscito postumo nel 1893. La Alcott fece vari lavori per guadagnarsi da vivere. Insegnante provvisoria, sarta, colf, governante. E scrittrice. Il suo primo libro a essere pubblicato fu "Fiabe floreali", 1854. Dopo 14 anni ecco il suo  romanzo più famoso: "Piccole donne", primo di una quadrilogia che comprenderà anche "Buone mogli", "Piccoli uomini", "I ragazzi di Jo". Pur non essendosi mai sposata e mai diventata madre, la Alcott seppe calarsi nei panni -non suoi- di fidanzata, moglie e madre facendo sue le esperienze delle sorelle. Durante la sua di esperienza come infermiera volontaria durante la guerra civile, sembra che la scrittrice ebbe un avvelenamento di mercurio che poi, diversi anni dopo, ne avrebbe causato la morte. Quindi il mercurio centra con le guerre americane fin dai tempi della guerra civile, che di civile non aveva altro se non il nome. Ricordo che quando il film uscì da noi, nel 1995, a proiezione ultimata una ragazza voltò il suo bel viso dall'espressione commossa verso quello del suo ragazzo. In quel viso non c'era solo commozione per la conclusione della vicenda, ma anche qualcos'altro: commozione per la partecipazione a quel mondo che era anche il suo mondo e come chiedere scusa e comprensione al suo ragazzo per averlo trascinato a vedere un film di donne destinato in prevalenza a un pubblico femminile e ricavato da un libro per ragazze famoso in tutto il mondo. C'è una battuta, nel film, che dice più o meno questo: "Il mondo femminile è sotto un velo che conviene non sollevare". Frase pronunciata da un uomo. C'è del vero,? Le donne noi uomini le vediamo come non sono realmente ma chissà: come forse neppure loro sanno di essere. Le donne sono tante cose insieme, non prive di cattiveria, malignità, malizia. Ma anche, come contraltare, da mettere sull'altare del sacrificio che moltissime di loro sanno affrontare in qualità di madri e di compagne. Perché per una madre assassina o sciagurata ce ne sono 100.000 meritevoli di elogi. Leonardo Sciascia diceva che talvolta doveva soffocare il mafioso che c'era in lui. Anch'io devo soffocare qualcosa di negativo che è in me: l'antifemminismo che spesso cova nel mio animo. L'importante è però che si possa talvolta fare marcia indietro, per rivedere il proprio giudizio o pregiudizio. Agatha Christie affermava che le donne non vogliono essere adorate. Bensì rispettate. Certe religioni invece sottomettono la popolazione femminile alla prevaricazione maschile, comportandosi nei suoi confronti in maniera da non avere un confronto, un contradditorio bensì solo sottomissione. Senza rendersi conto che fino a quando la donna sarà come una palla al piede dell'uomo, la loro società sarà impossibilitata a spiccare il volo. Ecco quindi che la visione - per lo meno di tanto in tanto - di film come "Piccole donne", può indurre a guardare da parte maschile le donne, o: come in questo caso, le ragazze, in maniera non di parte.  

Antonio Mecca