STAZIONE DI PORTA TOSA (1846-1876)

La seconda stazione ferroviaria di Milano. Di saliente importanza perché univa il capoluogo lombardo a Venezia; palcoscenico di feroci scontri durante le Cinque Giornate; in lizza per divenire la prima Stazione Centrale; artefice della nascita dei caffè ferroviari…Era brutta. Talmente orribile, pare, da far scrivere a un cronista dell’epoca: “Brutta e meschina questa stazione, costruita in un regime di lesina stringata”. La parte più graziosa era costituita dal padiglione in legno del caffè gestito dal Gnocchi che sopravvisse lunghi anni alla costruzione principale; perché la stazione Ferdinandea […] quando il 1 ottobre 1857 la linea ferroviaria di Venezia fu portata a compimento, era già condannata a sparire”.

Non è, infatti, rimasta traccia del fabbricato se non nel suo perimetro: la Marcona, l’Archimede e la Sottocorno sono le uniche vie a intersecarsi diagonalmente con Viale Premuda, proprio perché ricalcano la posizione della vecchia stazione e la conseguente direzione dei binari. L’ingegnere veneziano Giovanni Milani venne incaricato di costruire una stazione bella e funzionale ma andò incontro ad un’italica Odissea: ad un certo punto si pensò addirittura di porre la stazione in Piazza del Duomo o di costruire un gigantesco sottopassaggio per raggiungerla. Dopo infinite discussioni, svariati progetti e revisioni, la stazione trovò posto nelle vicinanza di Porta Tosa con un risultato ben al di sotto delle aspettative.

Ad ogni modo, il 30 Maggio 1843, proprio di fronte al borgo della Stella, l’attuale via Corridoni, si tenne una solenne cerimonia con la posa auspicale della prima pietra e, il 15 febbraio 1846, alla presenza dell’Arciduca Viceré, dei suoi figli e di vari dignitari, si inaugurava il primo tratto ferroviario da Milano a Treviglio. Del brutto aspetto e della scarsa funzionalità (mancava il fabbricato viaggiatori) della stazione, approfittò un lungimirante caffettiere milanese di nome Baldassare Gnocchi (vedi articolo, “Prima di Starbucks era il Gnocchi”) che edificò a sue spese un grazioso edificio, somigliante un piccolo castello, proprio accanto. Il Gnocchi divenne il primo dei tanti caffè ferroviari che di lì a poco sorgeranno, assumendo il ruolo di sala d’attesa, biglietteria e toilettes. Purtroppo, il 22 Marzo 1848, il caffè venne dato alle fiamme dai soldati croati con all'interno il corpo esanime del povero gestore d’allora, Leopoldo Parma.

Nel 1856, la Società delle Ferrovie Lombardo venete, acquistò le due stazioni esistenti e le collegò tramite un raccordo, progettato dall’ ingegner Bossi, ricalcante i viali di Circonvallazione. Poche notizie si hanno sulle locomotive in esercizio alla Stazione Ferdinandea ma sulle carrozze sappiamo invece che erano a tre assi: le prime ad essere realizzate per le ferrovie.

Per ironia della sorte, ma neanche troppo, proprio dalla stazione di Porta Tosa, nel 1858, partì il feretro del Maresciallo Radetzky. Il vecchio leone lasciava definitivamente una città che aveva sempre amato ma che non l’aveva mai voluto.

Dopo un piccolo ampliamento nel 1861, la stazione di Porta Tosa parve destinata a divenire la Stazione Centrale ma dell’idea non si fece niente. La Centrale trovò posto in Piazza Fiume (oggi della Repubblica) e dopo la chiusura definitiva nel 1876, l’intera area venne lottizzata. Il quadrilatero di eleganti villette, oggi con un valore immobiliare esorbitante, tagliato da Via Lincoln, sorse appunto come quartiere per i ferrovieri.

Riccardo Rossetti