UNA LETTURA DISIMPEGNATA IN VACANZA D'ESTATE

Stile leggiadro e dialoghi brillanti nei gialli di Agatha Christie

Tempo d'estate, tempo di vacanze, tempo di letture; preferibilmente disimpegnate. E allora cosa c'è di meglio della lettura - o rilettura - di un buon poliziesco? Nell'edicola principale di Carbonia, graziosa cittadina del Sulcis, trovo sei vecchi gialli Mondadori impacchettati in due confezioni da tre. Fra questi ce ne è uno di Agatha Christie: "In due si indaga meglio", pubblicato dalla scrittrice nel 1968 e da Mondadori nel 1970. Acquisto i due pacchetti, contento. Fu, questo di Agatha, il primo suo poliziesco che lessi nonché il primo giallo in assoluto, che divorai a 15 anni con grande gusto. Rileggendolo nella traduzione di Moma Carones (dal nome, forse sarda anch'essa come il luogo in cui mi trovo) capisco perché il grande Leonardo Sciascia ne era lettore appassionato. Leggere Agatha Christie, infatti, significa trascorrere ore liete seppure i suoi libri trattino di omicidi anche efferati. Ma il suo stile leggiadro, i dialoghi brillanti, la descrizione della società inglese che lei fa per oltre cinquant'anni è di sicuro piacevole e interessante. I protagonisti del romanzo sono una matura coppia di ex investigatori: Tommy e Tuppence Beresford, che pur essendo ormai in pensione trovano ogni tanto sul loro cammino qualche intrigo da risolvere. I due apparvero in cinque libri: quattro romanzi e una raccolta di racconti. La loro prima entrata in scena avvenne nel 1922, nel romanzo "Avversario segreto", secondo romanzo pubblicato dalla Christie. Seguirà poi la raccolta di 15 racconti "Partners in crime", uscita in volume nel 1929, anno della grande crisi di Wall Street ma non della grande e fervida mente di Agatha, per poi, nel 1941, riapparire nel romanzo "Quinta colonna", scritto in pieno conflitto mondiale, più o meno nello stesso periodo in cui la scrittrice redasse due romanzi: uno con Poirot, l'altro con Miss Marple, che poi chiuse in una cassetta di sicurezza in banca, con l'avvertenza di pubblicarli solo dopo la sua morte. Perché in quel disgraziato periodo i bombardamenti su Londra dove la Christie risiedeva erano frequenti, e la possibilità di restare uccisi non era certo un'ipotesi campata in aria, visto che proprio dall'aria la minaccia arrivava. Del primo romanzo con Poirot protagonista i proventi sarebbero andati alla figlia Rosalind. Del secondo con Miss Marple, invece, al secondo marito di Agatha: Max Mallowan. Per fortuna: sua e nostra, la grande scrittrice non morì se non trent'anni dopo, nel 1976, all'età di 85 anni. Il romanzo con Poirot: "Sipario. L'ultimo caso di Poirot", fu pubblicato nel 1975, si presume con il consenso dell'Autrice, perché Agatha Christie era ormai ammalata e impossibilitata a scrivere nuovi libri. L'anno precedente era infatti uscita un'antologia di racconti con Poirot, mentre l'ultimo romanzo della scrittrice inglese è "Le porte di Damasco", 1973, ancora con Tommy e Tuppence protagonisti. Forse nel personaggio di Prudence detta Tuppence, investigatrice al fianco del prima fidanzato e poi marito Thomas detto Tommy, Agatha vedeva un po' se stessa. La Christie era - e non poteva che essere così, vista la sua professione - una donna curiosa, che si differenziava dal personaggio di Tuppence (il nome forse deriva da: Two Pence) perché per sua fortuna non viveva nel pericolo che le sue trame facevano vivere ai propri personaggi. Ma, come questi, era dotata di una grande ironia che le facilitava la stesura di dialoghi brillanti, piacevoli da leggere. I suoi libri degli anni '20 e '30 pur presentando situazioni truci e sviluppi non meno feroci, non indulgono nella descrizione compiaciuta delle sevizie inflitte alla vittima, e i dialoghi leggeri servono per stemperare la tensione che la storia contiene, finendo per aureolare di grazia un tempo e un periodo in cui le aureole vennero prodotte a milioni per le anime di tutte le vittime causate da guerre e olocausti vari. Ecco allora che la lettura o rilettura di questi vecchi libri è in grado di produrre in chi ne usufruisce gli anticorpi atti ad affrontare l'esistenza con la giusta resistenza che ne abbisogna.

                                                                                             Antonio Mecca