“LA SCALA DELLA VITA” CHIUSO PER BUROCRAZIA?

La cultura nelle periferie è ben presente, per esempio con 109 Teatri professionali o amatoriali. Peraltro, sono un po’ lasciati al loro destino. Il caso del teatro “La Scala della Vita”, a rischio morte

Prima il Teatro Ringhiera (230 posti) in Zona 5, poi il Teatro Caboto (220 posti) in zona 7; adesso il Teatro La Scala della Vita (90 posti) in zona 4. In questi ultimi mesi, non sembrano correre tempi particolarmente favorevoli per i teatri milanesi “periferici” – realtà che conta 109 teatri – costretti a chiudere, soprattutto per la necessità di adeguare gli impianti alle normative vigenti. Anche se, di contro, dobbiamo registrare la rinascita del Teatro Guanella (364 posti) in zona 8 e il teatro Maciachini in zona 9.
Si tratta di una situazione che, paradossalmente, diventa ancor più problematica per quei teatri che hanno sede in edifici di proprietà pubblica (edifici che, come noto, spesso rimangono abbandonati e inutilizzati). Invece, dovrebbe essere riconosciuta la funzione sociale delle presenze culturali nella nostra città e, in particolare, nelle periferie. Ma, questo richiede una visione e una conseguente azione “sistemica”, che non c’è.
In merito, esemplare è la situazione in cui si è venuto a trovare il Teatro “La Scala della Vita” di Via Piolti de
Bianchi 47 (www.teatrolascaladellavita.it), situato nell’ambito dell’area dell’Ospedale Macedonio Melloni, che ha una storia tutta da raccontare. Infatti, già nei primi anni del ‘900, nei sotterranei dell’allora Brefotrofio di Milano, fu creato il “teatrino del sorriso” per allietare le giornate degli orfani. Dopo la guerra, l’orfanotrofio chiuse e il teatrino venne dimenticato e ridotto a magazzino. Ma, nel 2003, grazie a Guido Moro, primario del reparto di Neonatologia e Terapia intensiva, e al contributo dei coniugi Alberto e Paola Anfossi, il teatrino venne sottoposto a restauro conservativo e riprese l’attività con la direzione artistica di Stefano Bernini, medico poi dedicatosi al teatro, divenendo così l’espressione concreta dell’Ospedale Macedonio Melloni, che basa i propri fondamenti sul concetto che “si cura il corpo con lo spirito e la mente”.
Tutto bene, allora? Non proprio. Lo scorso agosto, il teatro ha chiuso improvvisamente i battenti e adesso è fermo tra carte burocratiche e rimpalli di responsabilità. Stefano Bernini racconta che «in modo del tutto inaspettato, la Città metropolitana di Milano (la ex Provincia), proprietaria degli spazi, ha cambiato la serratura dell'ingresso, non consegnando le nuove chiavi ai responsabili del teatro. Alle richieste di spiegazioni, l’invito fu di rivolgersi all’Ospedale, al quale i locali sono affidati e che dal 2003 li concede in comodato gratuito al Teatro». La risposta dell’Ospedale? «I locali non sono a norma e quindi vanno tenuti chiusi», ciò malgrado il Teatro si sia offerto di coprire i costi di ripristino. E qui siamo al “rimpallo”, evidenzia Stefano Bernini: «L’Ospedale afferma che vuole restituire gli spazi alla Città metropolitana di Milano, chiedendoci di liberarli degli arredi e di smantellare anche la struttura del foyer all'ingresso», mentre la Città metropolitana di Milano fa sapere che quando «gli spazi le saranno restituiti, deciderà se riportare dentro il teatro». Insomma, un luogo di cultura e di coesione sociale rischia di svuotarsi con sforzo e costo inutile, rischiando di non tornare più. Invece, in questi quindici anni il cartellone degli spettacoli è stato vivace, connotato socialmente per le attività a sostegno di adolescenti e bambini, forte anche di un sodalizio con Agdp-Associazione genitori persone down e con Icam-Istituto carcerario per mamme, nonché ricco di spettacoli di prosa per adulti. Il luogo, soprattutto di sera e nei weekend, era anche punto di riferimento per il quartiere, con il cineforum a ingresso gratuito. Significativo anche l’apporto della Naba-Nuova Accademia delle Belle Arti, che aveva deciso di offrire fondali e scenografie per ogni spettacolo. Ma, è possibile che sia questo il destino di un teatro?

Giorgio Bacchiega
Cittadella della memoria-CPM