Le connessioni invisibili di Renato Mambor

A Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, è stata inaugurata una vasta retrospettiva dell'opera di Renato Mambor, fino al 25 marzo, dal titolo Connessioni invisibili.

Mambor, nato a Roma nel 1936, ha maturato la sua esperienza artistica nell'immediato dopoguerra, in un periodo storico e culturale segnato dal desiderio di ricostruire, di rinascere. Nella città eterna l'industria del cinema sviluppa il filone neorealista che, grazie a registi come De Sica, Visconti, Rossellini e Fellini, getta le basi di un rinnovamento in ogni ambito di pensiero.
Giovani artisti si raccolgono nel movimento chiamato Scuola di Piazza del Popolo, dal luogo dove hanno sede sia la Galleria La Tartaruga sia il Caffé Rosati, luogo naturale di incontro. Tra questi Kounellis, Paolini, Schifano, Franco Angeli, Scarpitta, Rotella e il nostro. Pur con declinazioni diverse che vanno dall'arte povera al nuovo realismo e alla pop art, questi artisti maturano una ricerca sulla realtà oggettiva, riproducendola sulla tela. Ecco allora apparire immagini tratte dalla pubblicità, dalle riviste, dalle fotografie o dai negativi delle stesse.
Mambor si esprime a tutto tondo, dalla scenografia alla pittura, dal cinema alla fotografia, dalle performance alle installazioni, con la convinzione che l'opera esiste nel suo rapporto con lo sguardo dello spettatore e con le connessioni o riflessioni che essa comporta.
Le sue prime opere, negli anni Sessanta, sono gli Uomini statistici, i Timbri e i Ricalchi, ovvero una serie di sagome o perfino contorni schematici che rappresentano la valutazione quantitativa dell'essere umano privato della sua individualità dalla società dei consumi.
Del '67 i lavori dell'Evidenziatore, oggetto che permette di penetrare la realtà; quindi, dopo una pausa dedicata alla ricerca teatrale appaiono i lavori come l'Osservatore, il Viaggiatore e il Pensatore, nei quali Mambor mostra sempre la sua natura di artista concettuale e in continuo cammino.
A commento delle sue opere egli afferma: “l'artista stesso diventa viaggiatore nel percorso del linguaggio dell'arte. Il viaggiatore opera è parallelo al viaggiatore reale, è un viaggio nella creatività”. La mostra al Credito Valtellinese segue quella a lui dedicata al Macro di Roma ed è un omaggio alla sua memoria.
Vittoria Colpi