RICORDI - La Curt di Bignam

Che tristezza quando un pezzo del passato se ne va! Soffrii, molto nel 1967, per la demolizione della Corte di Bignami, chiamata anche la Corte dei due portoni per il secondo ingresso da via Paolucci de' Calboli. Ormai la Corte mi era familiare. Vi tornavo spesso per ascoltare storie partigiane di Giuseppe Malara uno dei responsabili della 110° Brigata Garibaldi che operava non solo a Niguarda, ma anche a Milano.

Malara era il sarto per antonomasia e il suo negozio era sempre visitato da tanti niguardesi. Fu lui che mi fece conoscere i vari angoli della Corte dei Bignami. Prima di lasciar la Corte, mi piaceva salire sul sottotetto del fienile e spaziare con lo sguardo verso la campagna. Mi assaliva sempre la nostalgia per Venafro, il paese dove ero nato nel Molise. Rivedevo elementi simili nel paesaggio: qui il fiume Seveso e a Venafro il Volturno; qui la Corte e là la grande masseria con due portoni, uno sulla strada bianca e uno che dava in campagna e ancora mezzadri e fittavoli, fossati e carreggiate; i filari di alberi a sostegno della vita maritata.

Ascoltando le spiegazioni di Malara sognavo e rivedevo la masseria in contrada Ponte Reale sul Volturno. Anche lì c'era il locale del Lotto, quello della posta, i Tabacchi con il chinino e nell'ampio cortile le botteghe per sementi e concime, per lo zolfo e il verderame per le vite; e ancora la bottega del fabbro, del sellaio e del calzolaio.

Nel mezzo della Corte, e là della masseria, c'era il pozzo con parapetto e carrucola; l'abbeveratoio e la vasca in cemento per le lavandaie. Nella Corte dei Bignami gli attori durante il giorno erano i particolari personaggi amati dal popolo niguardese. Tra i tanti c'era Bierbarec, vi arrivava dal Bar Sport, all'inizio di via Ornato, sotterrava i morti e ne aveva sempre una da raccontare; Merlò, diventava un vero clown quando esagerava con il vino; Cilip il fotografo-artista di Niguarda. Momenti di confusione si creavano quando arrivava Federico Baquet, sempre in giro a raccogliere rottami o mattoni interi, ritrovati nelle discariche di macerie di Milano e che rivendeva nel suo magazzino. I Rigamonti vi avevano un magazzino vendita di 'rottami' e si alternavano nei lavori della ghiacciaia.

Per avere conferma di queste notizie mi affidavo alla memoria dei niguardesi che frequentavano la Trattoria Ambrosiana. Ettore Bernocchi amava raccontare storie degli scariolanti di carbone che arrivavano da via Laghetto, dove c'era la Ca' dei Tencitt, ritrovo delle streghe durante il Sabba e che, Ettore giurava, vi arrivavano streghe anche da Niguarda. Come ringraziamento per la scampata morte durante la peste, furono i Tencitt (gli scariolanti) a commissionare a un pittore l'immagine della Madonna, con San Sebastiano, San Carlo e San Rocco. Non si salvarono dalla peste i due untori Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza, accusati di diffondere la peste, come scrive Alessandro Manzoni nella Storia della Colonna infame.

Antonio Masi