RICORDI - NELL'ORTO COMUNE NIGUARDA (2)

Ogni giorno un'emozione

Per la mitologia greca fu Atena (Minerva per i Romani) a inventare l'Olivo. La popolazione dell'Attica, riconoscente ad Atena, edificò sull'Acropoli della città il Partenone e vi piantò un Olivo, che divenne riferimento per tutti i popoli come simbolo di pace e di castità. Infatti per raccogliere le olive venivano selezionate fanciulle vergini. Lo conferma Palladio in De rustica: “Un uliveto è più produttivo solo se è coltivato da vergini”. Sofocle ricorda che l'Olivo è un albero forte, indistruttibile perché protetto da Zeus. Orazio consiglia l'olio sempre verde di Venafro, prodotto dalla Licinia: Viridi certat bacula Venafro. Saporita è la salsa composta da olio di Venafro di prima spremitura con pesce dell'Iberia e vino di cinque anni. Marziale: “Le olive del campano Venafro hanno distillato quest'olio per te: tutte le volte che tu usi un unguento ha anch'esso questo profumo”.

Plinio ricorda i rametti di olivo che adornavano la testa di Ercole vincitore delle gare di forza ad Olimpia. Anche Plutarco ricorda che Alcibiade fu incoronato, ad Olimpia, con corone di olivastro.

Nel Libro dei Libri, la prima menzione dell'Olivo è nella Genesi, dove Olivo era chiamato Sait o Zeit. Cessato il diluvio un ramoscello era stato prelevato da un albero in pieno rigoglio e “recato nel becco da una colomba, indicò la fragranza del profumo di Cristo Signore”. Così racconta San Proco.

Nel Deuteromio si parla della raccolta delle olive: “Quando bacchierai i tuoi olivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: le olive che hai lasciato saranno per il forestiero, per l'orfano e per la vedova”.

I discepoli di Gesù ungevano con olio gli infermi per guarirli. (Vangelo di San Marco). L'Olio, simbolo di misericordia, è usato dal buon Samaritano per guarire le ferite. (Vangelo di Luca). La cenere posta sul capo dei fedeli, il mercoledì delle ceneri, è ottenuta dai rametti di olivo e il sacerdote nel cospargerla dichiara: “Memento, homo, quia pulvis es et in pulvere reverteris”.

Antonio Masi

Aprile 2018