RICORDI - Ritorno nell’Orto Comune Niguarda (2)

Milano 16 ottobre 2017

Dopo il giro d’orizzonte per l’Orto, seduti con Angelo, Giuseppe e Andrea sotto il pergolato, il discorso ritorna sulla cura e il lavoro. Le tesi sono diverse. L’orto non è un giardino… bisogna che in esso prevalga l’aspetto naturale, ma non con gruppi cespugliosi che fanno pensare all’incolto. L’orto pulito attrae il passante. Non c’è orto se non c’è occhio che lo contempla, l’odorato che vi si inebria, l’udito che si fa sottile e acuto nell’ascolto dei fruscii e dei suoni.

Tra le realizzazioni più vistose fatte in questo mese risalta l’avanzamento dei lavori per realizzare la struttura dell’Ortoterapia. Grazie ai volontari, forti e muscolosi, del sabato e della domenica, dal piano terra è emersa una struttura in legno che dà una precisa idea dei cassonetti da realizzare per permettere l’uso dell’erbario alle persone che sono costrette a muoversi in carrozzella. Per realizzare la struttura esterna per i cassonetti ortorialzati di m. 1,20 e alta cm.60, si sono impegnati numerosi volontari con l’aiuto del tecnico Fabio Campana. Ai più assidui Bruno, Andrea, Valter e Vittorio, si sono aggiunti Carmelo, Antonello e Andrea M. con i ragazzi in tirocinio formativo, Sem, Amidou, Yfeany, Buda, Alì e Chouroup.

Grazie all’impegno di Gigi, che arriva tutti i giorni da Bresso, l’ordine e la pulizia delle stanze hanno trovato casa anche nella Baracca dell’Orto: gli attrezzi, sono stati tutti numerati e invitano chi li usa a risistemarli, dopo averli puliti, al gancio giusto che pende dal soffitto. Anche gli attrezzi minuti o i documenti hanno trovato una sistemazione come in un ufficio che si rispetti. E meraviglia delle meraviglie Gigi ha pensato agli ortisti ideali che vogliono continuare ad aggiornarsi, attrezzando una biblioteca, una lavagna botanica e una esposizione di minerali. A tutti i perché che i soci si pongono su ciò che notano nell’Orto sono di aiuto le spiegazioni di Arianna e Fabio. L’OCN ha un progetto ambizioso, ma realizzabile: ricucire rapporti umani disgregati, partendo dalla conoscenza del mondo vegetale. Alberi, fiori, arbusti, manti erbosi ci offrono colori e ridanno vita a spazi abbandonati. Penso subito a un incontro di chi ama la storia per ricercare insieme il vissuto dei contadini niguardesi in questo spazio che oggi chiamiamo OCN. Come lettura base si può iniziare dal mio intervento nel libro La forza dell’utopia.

Vivendo l’orto e le sue attività si entra in contatto con organismi vegetali che sembra non ci somiglino: non hanno occhi, né orecchie, non hanno un sistema nervoso centrale, né neuroni, né arti per spostarsi da un luogo all’altro. Tutta la vita di un vegetale è basata sulla comunicazione chimica con reazione alla luce e al calore, al contatto, all’umidità, all’ossigeno, alle vibrazioni sonore. Bisogna riconoscerlo: tutti i vegetali hanno un’intelligenza superiore: sanno adattarsi anche in ambienti difficili. Una grande loro virtù è che sanno ridurre al minimo i costi per sopravvivere.

Un altro scopo primario dei dirigenti dell’orto è creare comunità. Anche nelle Sacre scritture c’è scritto: ‘Non è bene che l’uomo sia solo’. Intanto constatiamo che ragazzi e adulti oggi vivono in solitudine con l’esasperato uso delle nuove tecnologie digitali. Si mangia, si lavora, si guida con il telefonino acceso in una mano. Inutili sono gli appelli di Gigi: occorre recuperare il valore dell’individuo in rapporto con la natura e con i suoi simili! Afferma Gigi “Se l’uomo, che spende un terzo del suo tempo e delle sue energie per cose inutili; un terzo per cose utili, ma non indispensabili e l’ultimo terzo per le cose indispensabili, traesse insegnamento dal regno vegetale, molti dei problemi che la nostra odierna società deve affrontare, sarebbero risolti”.

Saluti a tutti i soci e agli amici dell’Orto Comune Niguarda e ai lettori.

Antonio Masi