RICORDI

Si giocava alla guerra e arrivò quella vera

Te ti giret per Niguarda col cu per ari...

a guardà i nivul bass e mi son chi da un'ora...

“Buongiorno, Enrico! Ora ti prego di tradurre in venafrano quanto mi hai detto”.

Così inizia l'incontro con l'amico Enrico Ghezzi nel cortile di Via Ornato 7.

“Qui sono nato nel 1933. Come vedi è una casa di ringhiera con un lucal singul, in ca de ringhiera. Lucal che una volta el pareva un salun; i viggitt rivaven a ca' in gaina.

E sì, di là, nell'altro cortile si entrava e si usciva dal Circolo Risorgimento, oggi Teatro della Cooperativa, con entrata in via Hermada, 8”.

Incontrare Enrico Ghezzi è sempre una soddisfazione per chi ama la storia popolare del quartiere Niguarda, ma tutte le storie, per lui, iniziano dal cortile della casa di via Ornato 7. E precisa “Questa era chiamata La curt di russ e ti invito a leggere le due lapidi che sono nell'atrio per ricordare i fondatori della Società Edificatrice (1894) e quella dei fondatori della Società di Consumo L'Ancora (1889). Quando racconti ai giovani non dimenticare che Achille Ghiglione, animatore delle due cooperative, fu condannato a un anno di reclusione e 300 lire di multa per aver partecipato ai moti contro Bava Beccaris. Insieme a Ghiglione conobbe il carcere di San Vittore anche un altro dirigente della cooperazione niguardese, il muratore Luigi Allievi, futuro sindaco socialista di Niguarda.

“Caro Antonio, nel libro Villaggio Cooperativo puoi leggere la lettera di Bava Beccaris con la quale ringrazia il parroco di Niguarda per la lodevolissima condotta nell'opporsi dal pergamo alle insane utopie socialiste richiamando i fedeli alla vera dottrina del Vangelo, insegnante il rispetto alle leggi e all'autorità”. Quando ero ragazzo ero sempre in cortile con un mio amico, Fabio Zarattin, il figlio del farmacista di via Ornato. Aspettavamo Alessio e il cugino Angelo Rovelli, che abitavano nel secondo cortile; poi ci raggiungevano, dal cortine di via Hermada 14, Alvaro Terenghi e Franco Mauri. I tre blocchi di caseggiato furono costruiti con un'idea di società socializzante che oggi sembra anacronistica”. Intanto arriva Terenghi che sottolinea: “La struttura dei tre blocchi comunicanti tra loro dai tetti e dalle cantine era un sicuro rifugio degli antifascisti, per i renitenti alla leva di Salò e per i segnalati come attivisti nelle fabbriche. Spesso le camere venivano rese libere per ospitare i ricercati. In casa di Adelaide Radice, in via Hermada 8, dormì anche Antonio Bertolini, partigiano che fu dirigente regionale della cooperativa di Consumo dopo la Liberazione. In casa di Maria Ramponi si nascosero Domenico Codazzi, uno dei fondatori dell'ANPI di Niguarda e sua moglie, fuggiti dal carcere di Como, nel 1944, prima di raggiungere di nuovo i partigiani a Caslino d'Erba. Chi coordinava il lavoro degli antifascisti era il partigiano Enrico Riva”.

Dal cortile di via Ornato 7 siamo arrivati nel cortile di via Hermada 14. Enrico ricorda quel terribile ottobre 1944. I bombardamenti divennero più intensi su Milano. Bombe caddero sull'Ospedale Maggiore e uno spezzone colpì lo stabile di via Hermada 14. I soci soccorritori furono premiati con un pranzo offerto dalla Società Edificatrice di Niguarda.

Grazie Enrico, alla prossima.

Antonio Masi