RICORDI – TOMMASO CAMPANELLA

Tommaso Campanella: La repressione della classe dominante non si fece attendere verso chi metteva in discussione il diritto di proprietà della terra. I contadini divennero ‘banditi’ contro i quali si scaraventarono fattori, caporali, sensali. Non venivano arrestati solo poveri, ma anche ceti intellettuali schierati contro la corruzione, il parassitismo, la conservazione. Tra gli intellettuali suscitò scalpore l’arresto del monaco domenicano Tommaso Campanella, nato a Stilo di Reggio Calabria con l’accusa di sobillare i contadini in tutta la Calabria. Processato nel 1602, fu condannato a 27 anni di carcere. Riuscì a fuggire più volte e trovò esilio in molte città italiane. Finalmente libero nel 1933, scrisse una coraggiosa apologia di Galileo Galilei e quindi nuovamente arrestato. Riparò in Francia nel 1639 dove terminò il suo libro, come progetto di una ‘città alternativa’. Nel libro nessun accenno polemico alla realtà esistente nell’Italia meridionale. Un progetto come sua utopia, ma convinto che si potesse realizzare. Così Campanella superava il significato antico di utopia come ‘nessun luogo’, dove vivono gli dei, ma ‘un altro luogo’ una città funzionante, collaudata efficiente per il bene di tutti i suoi abitanti. Con Campanella l’immaginazione è già al potere, una città supposta realizzata in un altro luogo del pianeta, oltre l’Europa, superando per la prima volta l’eurocentrismo.

La Città del Sole, si raccontava, era esistita nell’isola di Sumatra e si chiamava Taprobana (abitanti probi). Caratteristica di questa città è l’assenza del concetto di proprietà privata e il superamento della divisione del lavoro medievale; bene primario era l’istruzione e la cultura che ne derivava. La pianta urbanistica della città è un tipico mandala indo-nepalese costituito da 7 cerchi che salgono su una collina, intersecati da due strade diagonali ad angolo retto, che danno luogo sulla circonferenza esterna, a quattro porte. Era il Monte della Saggezza: si sale fino in cima per conquistare capacità e conoscenza del mondo. Ogni cerchio è fatto di mura contro le quali sono appoggiate case bellissime con decorazioni. Al sommo della collina sta un tempio, anch’esso circolare con un muto esterno a 6 gironi interni. Sulle pareti di ogni girone sono disegnate spiegazioni e descrizioni di tutte le scienze. Sono le aule per tutti, bambini e adulti in un’educazione permanente. E la scuola per i bambini inizia presto passeggiando con i nonni. Tutti devono lavorare e per dare lavoro a tutti si lavora solo 4 ore al giorno le altre ore servono per l’aggiornamento.

Il ‘bene’, nella Città del Sole, è come ‘l’essere’ che possiede capacità, sapienza e amore. Il ‘male’ è il ‘non-essere’, è incapacità, ignoranza e disamore. Il mondo reale è fatto ancora di questo ‘non-essere’: mentre i poveri patiscono molta fatica e si distruggono, “l’oziosi si perdono anche per l’ozio, avarizia, lascivia e usura, e molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà, o facendoli partecipi de li loro vizi, talché manca il sevizio pubblico”. Ancora una citazione dal libro di Campanella: "Nella Città del Sole esistono una ricchezza povera e una povertà ricca. Gli uomini sono ricchi, ch’ogni cosa hanno e possiedono; poveri, perché non si attaccano alle cose; ma ogni cosa serve a loro”.

Caro Fabio, ora ti saluto e ti invito a leggere il terzo ripiano della città del Sole. Vi è tutto il mondo vegetale che tu e i mandalesi state realizzando nell’OrtoComune Niguarda. Ciao,

Antonio Masi