Attentati, terrorismo e guerra

L'editoriale.

Padre Jacques Hamel, il sacerdote 86enne sgozzato nell'attacco alla chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray martedì 26 luglio mentre stava celebrando la messa mattutina (Afp)

C'è molta preoccupazione, la gente percepisce il pericolo, ha paura. Ma la vita continua. Si esce, si va al lavoro, non si rinuncia al cinema, al teatro, a una serata con gli amici. Ma l'agguato può essere ovunque. Si allertano le Forze dell'ordine, si tengono collegamenti con gli altri Paesi. Si sa chi è in guerra con il resto del mondo, e la gente si chiede “ma che cosa si sta facendo?”. Vengono date risposte vaghe, "restiamo uniti", "continuiamo a svolgere con senso di dovere la nostra vita", "il bene vincerà sul male", "allertiamo i controlli", "stiamo tutti vicini e attenti". Ma il nemico, il terrorismo, ci sta facendo la guerra senza dichiararla. Tutti sanno chi la sta impinguando e sostenendo, economicamente e militarmente, ma non si fa nulla o quasi. Non si affronta lo scontro. Si evitano azioni, che potrebbero essere pericolose, e si piangono i numerosi morti e feriti.
È purtroppo un campo di battaglia senza confini e vengono uccisi bambini, donne, anziani, gente innocua e innocente. Sono crudeli assassini che hanno alle spalle il Califfato che esprime il suo messaggio di guerra nelle pagine della propria rivista, "Inspire", dove rivendica gli attentati dei suoi soldati. Si sa quindi chi è il nemico. Che provvedimenti sono stati presi dall'Europa "unita", e dagli altri Stati? Questo non lo sappiamo.
edb