IL BORGHESE GENTILUOMO DI MOLIÈRE

Con Maurizio Donadoni

deSidera Festival e SPAZ10 TEATRO il giorno 11 - 12 - 13 - 14 luglio 2018 alle ore 20.45 al Castello Visconti, Pagazzano (BG)

Con la regia di Tiziano Ferrari, Lucia Menegazzo e con gli attori Roberta Agazzi, Luca Bonfanti, Giovanna Bonotti, Carla Rodigari, Alberto Daminelli, Tiziano Ferrari, Luca Gallo, Daniela Ghezzi, Gianluca Licata, Irene Mannino, Barbara Pelizzoli e le danzatrici Caterina Baroni, Lucilla Codazzi, Monica Dolci, Cristina Tebaldi, Sylvie Zenoni e le musiche da vivo MALAGA - Daniele Torri, Elena, Ghisleri, Gianluca Licata, Luca Pelliccioli - con luci e fonica di Dario Filippi - i costumi di Chiaraluna Mauri e i movimengti du Martine Bucci

in collaborazione con il Comune di Pagazzano e grazie al sostegno di Socaf e BG Birra Bassabergamasca Distretto Agricolo Gruppo della Civiltà Contadina - Pagazzano

ingresso 10 euro - INFO e PRENOTAZIONI info@teatrodesidera.it - 3471795045

DRINK&FOOD DOPO LO SPETTACOLO CON PRODOTTI A KM 0

Una beffa, un magistrale imbroglio derisorio. Da dove viene la novità assoluta de Il Borghese gentiluomoDa dove quella struggente tristezza cavalleresca che fa di una commedia della vanità, del tiro giocato a Monsieur Jourdain non una farsa o una satira, ma l’esatto contrario: una fiaba, un sogno irrevocabile e disperato? Molière dileggia e deride un poveruomo infatuato dai titoli nobiliari. Lo dileggia o lo difende? Lo deride o lo esalta? Solo e pazzo come un antico eroe da leggenda, Jourdain si batte contro la «borghesia», contro la venalità, le meschinità, le bugie, i pregiudizi degli altri. La nobiltà è in Jourdain una vanità e uno snobismo, ma è anche un modo di reagire ai preconcetti e alle angustie sociali. Monsieur Jourdain crede che la «nobiltà» esista, crede che i titoli nobiliari siano il contrassegno, letterale, di altrettanti valori che non appartengono a una classe sociale ma alla vita di tutti: la generosità, il coraggio, la destrezza, il vino, le donne, la musica, la bellezza, l’amore, la gioia di vivere e di sapere, e il piacere indeteriorabile dello spirito. Monsieur Jourdain crede nei sogni. Non tornerà mai coi piedi per terra. Si allontanerà, si dissolverà. E troppo tardi ci si accorge che la perdita di quest’uomo ridicolo, di questo commerciante visionario, affamato di cultura, di bellezza, di amore, è una perdita irreparabile. Con Il Borghese gentiluomo Molière riesce in un’impresa titanica: ridere del suo contemporaneo Monsieur Jourdain è ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente “basso”, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che deride e deforma la realtà senza mai detestarla”.