Lettera al direttore

Gentile Direttore,
ho appena finito di leggere l’articolo in prima pagina di Milanosette - giugno 2015: “Vivere la crisi, economica e politica” e vorrei contribuire con una mia opinione sull’attesa ripresa economica, tratta dal mio blog.libero.it/Perfortunache/ pubblicato il 10 giugno 2015. Nel ringraziarla per l’attenzione la saluto molto cordialmente.
Leonardo Fortuna

L’imminente ripresa economica è pura chimera. In realtà…
Lo assicura l’Istat: La ripresa registrata nei primi tre mesi dell’anno è destinata a proseguire anche nel secondo trimestre.
A stimolare l’economia italiana sono la domanda nazionale e quella estera.
 Peccato che, per l’occupazione, non ci siano ancora i segnali di svolta auspicati, dato che il mercato del lavoro non ne ha mostrato alcuno. Ergo, ci raccontano “frottole” per tirare a campare.
La verità emergerà col passare del tempo ed è riconducibile a quello che sostenevo nel precedente post. L’attuale crisi economica è molto simile alla crisi della “grande depressione” del 1929 che durò ben 10 anni. Esplosa nel 2009 (ma iniziata nel 2007) durerà sino al 2019.
I “bla bla” che seguiranno, soprattutto quelli pronunciati dai massimi esponenti istituzionali italiani, europei e mondiali, costituiranno il NULLA.
Esaminiamo la situazione del nostro Paese che, paradossalmente, è meno esposto di altri per “pregi” popolari non attribuibili alle istituzioni, bensì a “forza” propria, proveniente da una civiltà maturata nei secoli.
In tutta sincerità, a chi fanno paura i continui “sbalzi” delle Borse?
Ricordiamolo: questa crisi è iniziata a causa del dissesto dei mutui subprime negli Usa. Il “mutuo subprime” è stato concesso dalle banche a persone con un reddito basso e insicuro. E’ diventata un’operazione rischiosa e letale per le banche, poiché non vi era alcuna certezza che i mutuatari potessero ripagare il debito, come in effetti è avvenuto.
Questi sbalzi borsistici esagerati non fanno né caldo né freddo alla massa degli italiani, non inducono né al pessimismo né all’ottimismo.

Per la struttura sociale italiana la Borsa non può essere considerata un frutto appetibile, perché, se da una parte non suscita alcuna euforia, di riflesso nemmeno ci deprime.
 Ci interessa veramente poco se gli annunci del presidente della Bce fanno schizzare gli indici borsistici verso l’alto quando, il giorno dopo, una dichiarazione sbagliata di qualche leader, votato a esternazioni, provoca, invece, un nuovo crollo.
Guardando in faccia la drammatica realtà che stiamo vivendo da anni, bisogna onestamente ammettere che la vera crisi, quella dell’economia reale, non è ancora finita. Cosa ci aspetta ancora?
Leonardo Fortuna