Dante e Beatrice a Balocco con le Macchine da scrivere del museo

Tempo fa mi fu proposto di portare in mostra a Balocco, in provincia di Vercelli, i pezzi più importanti della mia collezione, in occasione di una manifestazione d’inizio estate, chiamata: “Balocco sotto le stelle”.

Accettai subito, senza riflettere, in quanto per me significava in sostanza ritornare a casa, perché a Novara soggiornai alcuni anni, quando ne avevo solo venti, impegnato nella prima esperienza lavorativa della mia vita e in quella occasione ebbi modo di conoscere Vercelli e l’intera val Sesia, sino a Biella. Subito dopo chiesi agli organizzatori: il Comune, la Proloco, l’associazione culturale DF Event, a cui stava molto a cuore la buona riuscita dell’evento, quale fosse l’autore locale prescelto a cui intitolare il concorso di dattilografia, che solitamente svolgo collateralmente alla Mostra, selezionando lo scritto di un autore al quale viene dedicato.

Mi fu risposto: “lo dedichiamo a Dante Alighieri e alla Divina Commedia”. Mi sembrò alquanto esagerato scomodare il Sommo Poeta, vissuto a Firenze nel lontano XIII secolo, per un concorso con uno strumento meccanico di scrittura, inventato ben cinque secoli dopo Dante, che invece ai suoi tempi scriveva con la semplice penna d’oca. Riflettendo, la proposta mi sem brò appropriata e significativa e di alto valore storico, perché nei suoi scritti Dante cita più volta la terra di Vercelli e Novara, descrivendone dettagliatamente il paesaggio, segno che l’aveva frequentata, sia pure di passaggio durante i suoi viaggi, perché allora chi scriveva di una zona lo faceva per esperienza diretta, in quanto la “televisione” non esisteva ancora. Da studente, superate le classi in cui avevo studiato le gesta epiche di Omero nell’Iliade e nell’Odissea, negli anni successivi passai ad approfondire l’opera magna del nostro massimo poeta Dante Alighieri. Quante sere ho trascorso allora a leggere e rileggere la Divina Commedia, per comprenderne i segreti messaggi lasciati ai posteri, ricchi di riferimenti storici e di personaggi dell’epoca. Ebbi la possibilità di conoscere anche i misteri della nostra esistenza, che esaltavano la mente e predisponevano ad affrontare serenamente il futuro. Ma soprattutto imparai la sensibilità umana di Dante, quando parlava della sua amata Beatrice, che poi immortalò dedicandole la terza cantica: “Il Paradiso”. Con la fantasia vivace che solo i giovani sanno esprimere, studiavo le sue opere con molta passione, tanto da essere affascinato dai personeggi trattati, ma soprattutto dalla stessa figura di Dante e dalla bella Beatrice.

E così accettai molto volentieri la scelta, per i forti ricordi giovanili che il titolo suscitava in me.La manifestazione si è svolta domenica 1° luglio nella piazza principale di Balocco, davanti al Castello, con la gara di dattilografia e anche un défilé di abiti storici. Al momento della premiazione del vincitore del concorso di dattilografia, dal corteo di giovani che sfilavano esce una coppia, un ragazzo alto e una bella giovinetta bionda, vestiti alla maniera dei fiorentini del XIII secolo: il giovanotto con la testa coperta da una corona d’alloro rappresentava Dante, e la ragazza bionda con largo abito lungo di colore azzurro e fascia sulla fronte, raffigurava Beatrice.

 È stato un tripudio generale, mentre Dante e Beatrice si tenevano per mano, staccati dal corteo, incaricati di consegnare personalmente al vincitore del “Concorso Dante Alighieri” il premio messo in palio dal Museo: una macchina da scrivere meccanica funzionante.

Ma le vere protagoniste della serata sono state le graziose ragazze indossatrici, reali “stelline” cadute dal cielo, per allietare gli intervenuti ai festeggiamenti nella piazza di Balocco.

Umberto Di Donato

(Presidente del Museo della Macchina da Scrivere)