Lavori all’interno delle diverse aree espositive

A meno di cinque mesi dall’inizio dell’Expo, i lavori all’interno delle diverse aree del sito espositivo procedono sempre di più, seppur a velocità diverse.

I lavori per la rimozione delle interferenze infatti sono ormai quasi ultimati, così come quelli relativi alla piastra, vale a dire l’insieme delle tubature e dei cavi che serviranno a fornire acqua ed elettricità alla zona dell’evento. Anche i collegamenti con la metropolitana di Rho sono quasi pronti, e pure i “cluster”, i padiglioni dove sono raggruppati diversi Paesi espositori, sono sul punto di essere completati.
Non si può dire lo stesso del “Padiglione Italia”, cioè il luogo dedicato all’esposizione delle eccellenze del nostro Paese, i cui lavori di realizzazione, anche a causa della complessità architettonica dell’intero edificio e dei tempi lunghi con i quali si è dato il via alla costruzione, sono in forte ritardo.
Altro punto critico riguarda “l’Albero della Vita”, ideato dal creativo Marco Balich, che sarebbe dovuto diventare il simbolo dell’esposizione milanese.
Solo a fine novembre il commissario Cantone ha dato il via libera ai lavori per la realizzazione ma, visti i tempi strettissimi, è tutt’altro che certo che si riesca a completarlo entro maggio 2015. Oltre ai lavori sul cantiere, proseguono anche le discussioni per decidere il futuro dell’area una volta conclusa l’esposizione.
Dopo che l’asta per assegnazione dei terreni a investitori privati è andata deserta, l’ultima parola spetta ora ai due soci di maggioranza della società Arexpo (che gestisce i terreni di Rho dove ha luogo l’Expo), vale a dire Comune di Milano e Regione Lombardia, che dovranno trovare un accordo.
Tante le ipotesi al vaglio: una zona dedicata all’innovazione tecnologica, una cittadella sportiva, un grande polo ospedaliero oppure, come proposta più recente, la creazione sull’area del sito di tanti progetti (zona residenziale, polo ospedaliero, zona dedicata allo sport) tutti integrati tra loro, soluzione, questa, che sembra essere la migliore, anche a causa della grandezza dello spazio, che misura ben un milione di metri quadrati.
Se infatti si riuscirà a trasformare quest’area, a integrarla all’interno della città, e a far in modo che non diventi l’ennesima cattedrale nel deserto, si potrà affermare che Expo avrà lasciato un’importante e tangibile eredità a Milano.
Fabio Figiaconi