LIBRI, MUSICA, QUADRI

Sabato 24 marzo presso la sede di Chiama Milano dalle 18 alle 20 in via Laghetto saranno esposti i quadri di Stefano Leone che da trent’anni esprime il proprio pensiero attraverso le immagini dei suoi quadri. Gli stili sono maturati nel tempo: dal naturalismo paesaggistico con acquerello, all'olio per poi spingersi sino alla provocazione, rinnovandosi in una continua ricerca con colori acrilici, materiali sabbiosi e colle. Enormi masse di colore - frastagliate, intercalate in un’atmosfera irreale e sconfinata - nascondono una serenità velata dietro i movimenti tortuosi e arricciati del pennello e della spatola. Ci si muove lungo la tela, si segue il manto del colore in un turbinio violento e agguerrito, quasi a scontrarsi in una tormenta di eventi quotidiani. Immancabile il soggetto della chitarra, dapprima in un vortice violento di colori nella sua morbida interezza, ora ferita, fragile e amputata. Risalta anche all’osservatore meno attento la capacità dell’artista di ascoltare se stesso e di tradurre con freschezza impressioni captate nella sua esperienza nel continuo incontro con la società che lo circonda. Un immenso sipario scenico ci accompagna nel viaggio, solitario, lontano ed eterno come è eterno il presente nella nostra coscienza.

Allieta la serata la chitarra di Francesca Riva, giovanissima ma dotata di temperamento e sensibilità fuori dal comune. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali, Francesca, diplomata nel 2014 con il massimo dei voti al Conservatorio G. Verdi di Milano, e laureata nel 2017, affianca a una intensa attività concertistica l’insegnamento dello strumento che tanto ama. Sentiremo Francesca suonare brani di vari compositori tra i quali i sudamericani Augustin Barrios, J.K.Mertz e Granados.

E poi il libro di Giovanni Cardellino. Giovanni Cardellino è un medico di 66 anni in pensione. Ha lavorato per 35 anni all’ospedale di Aosta e da sedici si reca due o tre volte l’anno in Uganda, per prestare la sua opera come volontario in un ospedale rurale ai confini con il Congo. Nonostante gli sia stata diagnosticata una cattiva malattia ai polmoni, contro l’assoluto parere dei colleghi che lo hanno in cura, ha deciso di tornare in Uganda. Ci è andato….ed è perfino stato meglio.  Al ritorno gli è venuta voglia di scrivere un racconto.

“Proverò a narrare la storia di Acen ma so che non riuscirò, nel mio racconto, a evitare di condire i fatti con la fantasia. Mi piacerebbe vederlo pubblicato, anche per lasciare qualcosa di tangibile ai miei figli e alle mie nipoti. Non sono così presuntuoso da pensare con certezza che il mio racconto sia degno di essere stampato. Ma, “tentar non nuoce”. Nasce una storia che va assaporata nel suo stile di scrittura, così asciutto, diretto, essenziale, privo di fronzoli e sfrontatamente sincero, che suona all’orecchio come musica di ampio respiro, capace di destare emozioni sgorganti dal cuore che penetrano direttamente nell’anima. Il racconto di una speranza, di una proiezione fiduciosa verso il futuro, che ancora oggi gli fa esclamare “Il meglio deve ancora venire”.




 T.N.