Com'è Bella Milano

Gentili lettori nell'itinerario che vi propongo questo mese si parla ancora di cotto, un materiale edilizio particolarmente diffuso in tutta la nostra città che ha dato modo di realizzare degli autentici capolavori.

All'angolo tra via S. Vittore e via Carducci troviamo Palazzo Cova, il primo esempio di cotto a vista con forme e colori che ricordano l'architettura di antichi castelli, ora palazzo di uffici. Proseguendo per via S. Vittore è d'obbligo una visita alla Basilica di S. Vittore al Corpo. La facciata semplice, quasi anonima, non lascia immaginare le meraviglie che si celano all'interno di questa chiesa costruita dal 1550 al 1560 e attribuita all'architetto Vincenzo Seregni. La trama decorativa estesa anche nelle zone meno visibili si compone di affreschi, stucchi, legni intagliati, ferri battuti e molte tele d'ottimo livello che propongono le chiavi di lettura più disparate, tra le quali spiccano le opere di Figino e Camillo Procaccini che dipinsero tre episodi della vita di S. Benedetto e di San Gregorio Magno. Proseguiamo il nostro cammino, sempre con gli occhi alzati ad ammirare i palazzi che meritano sempre uno sguardo, voltiamo a sinistra in via Bandello. Qui dal numero 14 al numero 22 c'erano un tempo le attivissime fornaci Candiani. L'insieme, costruito fra il 1885 e il 1898 dall'architetto Luigi Broggi rappresenta uno stupefacente campionario di ciò che la ditta Candiani produceva. Al numero 20 sorge la casa padronale, con la sua facciata ad angolo che volge verso il carcere di S. Vittore, ed è un vero capolavoro. Raggiungiamo quindi piazza Aquileia e diamo uno sguardo al Tabernacolo del Fopponino di Porta Vercellina. Sormontato da due teschi consunti è ancora leggibile un severo monito inciso sulla pietra “Ciò che sarete voi noi siamo adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso”. Il cimitero fu edificato nel 1576, l'anno della prima grande epidemia di peste, e rimase in funzione fino al 1895. Il camposanto, che fu definitivamente soppresso nel 1912, aveva dato sepoltura a molti personaggi importanti fra i quali Amatore Sciesa e Melchiorre Gioia. Una lapide ricorda Margherita Barezzi prima moglie di Giuseppe Verdi. Chi lo desidera può visitare l'adiacente chiesa dedicata a S. Francesco realizzata da Giò Ponti negli anni '60. Procediamo lungo viale Papiniano fino a raggiungere via Ariberto dove, al numero 27, troveremo un uso inconsueto del cotto nei balconi di questa casa ottocentesca che imita i moduli tipici del Rinascimento lombardo. Raggiungiamo infine l'ultima meta del nostro tour in un luogo che ci conduce in un mondo remoto e affascinante, la chiesa di San Vincenzo in Prato. La prima attestazione di questa chiesa col nome di S. Vincenzo risale all'anno 806, le sue origini rimangono comunque oscure sebbene si tenda ad attribuirla all'età paleocristiana o longobarda. La chiesa si divide in tre navate , chiuse da tre absidi semicircolari. Sotto il presbitero si trova un'ampia cripta, dove sorge un pozzo restaurato di recente che, secondo la tradizione, forniva già in epoca romana un'acqua dai poteri miracolosi. All'interno si riscontrano materiali di reimpiego di età romana e medievale, anche i capitelli ben 12 sono corinzi e di epoca romana.

Albertina Fancetti  

Ed ecco le nostre proposte per il mese di gennaio e febbraio: martedì 16 gennaio faremo il tour descritto sopra. Ci troviamo alle ore 15 uscita metrò verde S. Ambrogio verso via S. Vittore. Martedì 23 gennaio ancora Liberty. Ci troviamo alle ore 15 in via Gustavo Modena angolo viale Dei Mille (fermata bus 92). Martedì 30 gennaio tour da piazza Cinque Giornate a piazza Libia. Ci troviamo alle ore 15 in piazza Cinque Giornate angolo viale Montenero (Cinema Colosseo). Martedì 6 febbraio da S. Nazario in Brolo a S. Calimero e S. Celso. Ci troviamo alle ore 15 uscita metro gialla Piazza Missori vicino all'edicola. Martedì 13 febbraio da Villa Triste alla Casa Verdi ci troviamo uscita metro Lilla piazzale Lotto alle ore 15.