Dichiarazione di voto contrario al Dl di riordino dei Ministeri

Intervento in Aula al Senato di Franco Mirabelli (Vicepresidente del Gruppo DM a Palazzo Madama)

FRANCO MIRABELLI (PD):
 
Signor Presidente, i colleghi del mio Gruppo, intervenuti in discussione generale e presentando la relazione di minoranza, hanno già illustrato bene le ragioni per cui voteremo contro la conversione in legge di questo decreto.
È il primo atto del nuovo Governo, del Governo del cambiamento. Forse bisogna cominciare a capire che il concetto di cambiamento non è neutro e non è necessariamente positivo, soprattutto se, come in questo decreto, consiste nell'interrompere esperienze che hanno dato e stavano dando risultati positivi, senza spiegarne le ragioni e senza spiegare come si vuole operare per raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico che gli assetti che il Governo sta cancellando dovevano perseguire.
Insomma, in questa discussione non ci avete spiegato le ragioni della cancellazione delle unità di missione, dello spostamento del Ministero del turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al Ministero dell'agricoltura. Se questo decreto serve solo a dimostrare che si vuole segnare una differenza rispetto agli ultimi Governi, è una scelta debole e sbagliata.
Se non ci viene spiegato perché quelle scelte non andavano bene e soprattutto quali sarebbero le scelte che consentirebbero di approfittare più efficacemente i problemi nell'interesse dei cittadini, la scelta che stiamo facendo, che state facendo, è una scelta debole.
Nessuno può negare che per il nostro Paese è stretto il nesso tra cultura e turismo, che le bellezze uniche e straordinarie e il patrimonio storico dell'Italia siano un'attrazione per il turismo internazionale. È chiaro tutto questo. Allora perché si decide di togliere il turismo dal MIBACT? Ho sentito in questi giorni il ministro Centinaio sostenere che l'incremento notevole che ha avuto il turismo in questi anni non è dovuto ad Expò o alla promozione della cultura italiana nel mondo. Mi preoccupa se il Ministro che si dovrà occupare di turismo non si è accorto che Pompei, la Reggia di Caserta e mille altre occasioni che hanno facilitato l'accesso e ampliato l'offerta culturale sono state uno straordinario volano per il turismo.
Nonostante ciò, scegliete di cambiare per portare il turismo al Ministero dell'agricoltura in nome delle eccellenze alimentari italiane, una scelta che non sta in piedi, ovunque la si guardi, tanto più che prima ancora di votare questo decreto, il Governo, in Commissione, ha già sostenuto di voler costruire a breve un nuovo Ministero.Passando ad altro, anche la scelta di cancellare le unità di missione sul dissesto idrogeologico e Casa Italia è una scelta che non ha senso, soprattutto se non è chiaro - e non è chiaro - come il Governo intenda attrezzarsi per far fronte a due necessità impellenti per evitare future catastrofi al Paese. Le unità di missione avevano lo scopo di accelerare gli interventi di risanamento idrogeologico da una parte e di messa in sicurezza dal rischio sismico del patrimonio abitativo a partire dalle scuole. In questi anni, in quelle sedi, si è operato bene. Si sono costruite esperienze e professionalità, si è negli anni realizzata una forte capacità di rapporto e coinvolgimento degli enti locali, senza contare il fatto che quelle strutture hanno garantito trasparenza e il pieno controllo dell'utilizzo delle risorse stanziate.
Ora si interrompe un percorso senza ragione, senza spiegarlo, con il rischio di disperdere le competenze e le esperienze formate sul campo, ma soprattutto non è dato sapere chi e come proseguirà e si occuperà dei progetti in essere. Penso al progetto per evitare l'esondazione del Seveso, penso al progetto per mettere in salvaguardia la città di Genova, penso ai tanti progetti di Casa Sicura, progetti che credo nessuno in quest'Aula ritenga inutili o sbagliati. Ma come andranno gestiti? Chi li gestirà? Non è dato saperlo.
Infine il decreto sceglie di rinunciare all'idea di coordinare tutti i ministeri che possono intervenire sulla disabilità, Presidenza del Consiglio, Ministero della salute, del lavoro, dell'istruzione, per affrontare quel tema pensando alla vita delle persone disabili in ogni suo aspetto e non solo alla cura. Consegnando il tema al solo Ministro della famiglia si torna indietro rispetto a un cambiamento culturale straordinario che si stava producendo.
Presidente, questo decreto conferma che il nuovo Governo interpreta il cambiamento guardando indietro, non avanti. Promuove il ritorno al passato, non l'innovazione. Lo fa quando i suoi esponenti più importanti parlano con nostalgia di ritorno agli Stati nazionali, chiusi all'esterno e autosufficienti. Lo fa il ministro Salvini quando parla di tanti nemici, tanto onore, evocando stagioni drammatiche per il nostro Paese, e lo fa riportandoci agli anni Ottanta e Novanta quando i governi del pentapartito, per stare in sella, si spartivano ogni posto possibile e fondavano su questo le loro alleanze.
In fondo in questi giorni sta succedendo lo stesso; le decine di vertici per discutere di posti, di Cassa depositi e prestiti, di RAI e delle tante altre nomine. Abbiamo capito che forse anche questo decreto, alla fine, serve a sistemare gli assetti interni alla maggioranza più che a migliorare le risposte ai problemi degli italiani. Anche per questo non lo votiamo, perché guarda indietro e non serve agli italiani.
 
 
Diana Comari
Collaboratrice Sen. Franco Mirabelli