Consigli di zona: chiudiamoli ...

Anno 2015: come stanno i Consigli di zona? L’argomento potrà anche non interessare. Comunque, una sintesi l’ha recentemente fatta Fabrizio Tellini, Presidente del Consiglio di zona 7 (Il Giorno, 24 dicembre): "Mancando i “poteri diretti”, il Consiglio di zona agisce attraverso gli strumenti che possiede. Noi abbiamo pensato di realizzare una “Mappa delle criticità”.

Un nutrito elenco di problematiche: si va dal parchetto di via Monte Baldo, all’ex Centro di aggregazione giovanile di via Lamennais e all’ex asilo di via Martinetti, tanto per citarne alcune. Lo stesso giorno il Tg3 Lombardia ci aggiunge anche il Marchiondi. Però, che differenza c’è tra questa “Mappa” e quella che periodicamente viene aggiornata per esempio dal Coordinamento dei comitati milanesi? Dal punto di vista metodologico, nessuna. Tutti segnalano problemi che, poi, dovrebbero essere risolti da altri.
Aggiunge, poi, il presidente Tellini: Se dovessi indicare un aspetto problematico su cui assolutamente non bisogna abbassare la guardia, propenderei per la sicurezza nei quartieri popolari.
Penso alla zona di San Siro e a via Quarti, tra tutte. 
Ma, anche qui - e non scopriamo nulla di nuovo - già negli anni ’70 chi aveva concepito il Decentramento comunale istituendo i Consigli di zona, nel relativo regolamento aveva previsto: «Art. 19 – Gestioni immobiliari. I Consigli di zona deliberano le destinazioni d’uso e le affittanze di locali, edifici e aree del Comune con destinazione a usi sociali e del patrimonio immobiliare di reddito... e anche il patrimonio edilizio dell’Iacp (oggi Aler/Metropolitana milanese, ndr) nell’ambito di appositi accordi con tale ente secondo le compatibilità di legge». Di tale previsione (chi, anche degli attuali consiglieri di zona, ne conosce l’esistenza?), come peraltro di tante altre, non se ne fece nulla. Fu un bene? La prova dei fatti e degli sperperi perpetrati, sembrerebbe dirci di no. Da ultimo, Tellini, sottolinea che «conferire alle Zone maggiori poteri, trasformandole in vere e proprie municipalità, è un obiettivo per cui si sta lavorando». Nel frattempo, riteniamo ci sia un punto dirimente che, al momento, continua a non trovare risposta. Infatti, in ciascuna Zona operano decine di funzioni comunali. Tutti dicono che bisogna “fare sistema”, ma il primo a non farlo, da sempre, è proprio il Comune. Infatti, l’organizzazione “gerarchica” comunale non prevede connessioni sul territorio: ciascuna funzione zonale interagisce con il proprio centro, ma opera disgiuntamente dalle altre funzioni presenti nella medesima Zona. Insomma, sul territorio non c’è nessuno che faccia da collante.  
Proposta – Proprio per superare questo stato di frammentazione nell’azione comunale, Consulta periferie Milano ha proposto – peraltro, già nel 2006, ultimo scampolo dell’amministrazione Albertini – che le funzioni comunali territoriali dipendano “funzionalmente” dal relativo Consiglio di zona e la cosa sarebbe propedeutica anche in vista dell’istituzione delle Municipalità. Come farlo? Basta il cosiddetto “tratto di penna”, introducendo la seguente previsione: “I Servizi/Funzioni comunali operanti in ciascuna zona, mantenendo la dipendenza gerarchica dai propri Settori/Direzioni, dipendono funzionalmente dal rispettivo Consiglio di zona”. Certo, è un cambio culturale, richiede di pensare in maniera diversa, passando dall’agire “frammentato” al “fare sistema”. Ma è a “costo zero” e non richiede modifiche strutturali. Allora, perché non farlo, adesso?
Walter Cherubini
Consulta periferie Milano