Manoel Ricardo De Lima

Manoel Ricardo De Lima, è nato in Brasile, a Piau, nel 1970.
È professore della «Escuela de Letras» e dell’Università Federale di Rio de Janeiro. Ha pubblicato Falas inacabadas, Embrulho, Quando todos a os accidente acontecen e Geografia aerea.
Dirige la collana di saggi dell’editore Lumme.
La sua scrittura descrive un esilio fisico e esistenziale, con tutto il suo seguito di «scomodità» e scoperta.

Regna una pigrizia operosa tra questi versi, una temperatura feriale. Senza fretta, quasi imprevista. Le due poesie che proponiamo, una in versi e l’altra in prosa ritmata, danno conto dell’eleganza dell’autore nel descrivere un intreccio senza perdere mai l’aplomb. 

L’influenza della poesia italiana è esplicita nella citazione di Ungaretti. 
Si tratta infatti di un autore materico, che coinvolge il sogno come l’appetito: «dalla mia finestra niente è diverso // chiudo con chiave, non esce nessuno // non so quanto ho imparato di questo tema, di volare / o dormire. Molte volte sembra che non senta / fame, per niente». Una scrittura che schiva la retorica, scavando nel torbido: «il paesaggio di oggi, nessuna / traccia di nulla. La città intera con / schifo e ossido, e nulla».

Il quadrato bianco, due

un piccolo albero cambia le foglie, è un ficus che è diventato giallo. come noi, quando avevamo paura. queste foglie cadendo invadono la grondaia del tetto di casa. e entrano: da una breccia, da una crepa. c’è solo una porta per uscire. giorno dopo giorno, quasi alla stessa ora, dall’altro lato, c’è un uomo che si incurva, molto grasso. la schiena sembra fargli molto male: sono così solo, dice come se fosse una bambola di tessuto, bene bene. Si reclina e ripete nebbia stretta o mattina: m’illumino d’immenso. e incomincia: ne prende una a una e poi le osserva, una a una, il giallo. e dopo ancora, e piano, apre le due dita, una a una, dall’alto. loro cadono lentamente in un andirivieni fino a colpire con la forza dello stomaco il selciato della strada. nessuna e qualcun’altra o quale, non si può sapere, sembra rompersi. l’uomo è subdolo e nervoso, astuto, canaglia. in un istante l’anima è piena e senza vizio: la speranza è l’ultima a morire. chiunque di questi, eccessivo e senza peso, capovolti, gialli e con paura, possono scomparire. colpire il suolo con la bocca dello stomaco. e togliersi. togliersi, inoltre, che rimane? forse niente, il buco.


Bozza

un quaderno aperto sa,
è un grattare e una fessura, alga e
polvere irascibile. Piegare con
molta forza il buco della termite
al centro del tavolo

mi piace molto la parola ciottoli

miseria e allegria della pioggia, l’odore
di questa polvere irascibile bagnata
sulla mia faccia

A cura di Alberto Pellegatta