In vista del referendum di ottobre sulle modifiche alla Costituzione, ospitiamo in tre articoli alcune delle motivazioni, per cui un nostro redattore ritiene di votare NO.

Perché votare No alle modifiche della Costituzione.

Il prossimo ottobre saremo chiamati ad esprimere il nostro parere di cittadini sulle modifiche alla Costituzione, approvate dal Parlamento con una maggioranza così esigua da rendere necessario il referendum. Con una serie di articoli, intendiamo entrare nel merito delle modifiche per argomentare il nostro “No”, senza lasciarci coinvolgere da proclami di schieramento, che non chiariscono la sostanza dei problemi. Lo scorso giugno ci siamo occupati de Il pasticcio della votazione dei senatori e della sovranità dei cittadini. Nel numero di luglio della riduzione dei costi,  e di chi rappresentano i nuovi senatori. Ora entriamo nel merito delle modifiche che riguardano: 1) l’elezione del Presidente della Repubblica,   2) Fare le leggi,    3) Deliberare la guerra.
Più voti per eleggere il Presidente della Repubblica. Per l’elezione del Presidente della Repubblica non è stato stabilito un quorum più alto, come viene detto e come sembra, perché la maggioranza, frutto dell’Italicum, deve cercarsi fuori dal suo schieramento solo la metà di elettori, rispetto ad oggi. Infatti ora, gli elettori sono circa 1050 e, se non si raggiunge la maggioranza qualificata, dal terzo scrutinio è necessaria la maggioranza assoluta dei votanti: circa 525, tra deputati, senatori e rappresentanti delle regioni. Con la legge elettorale a premio di maggioranza (Italicum), ai 340 deputati ottenuti, il partito che ha vinto le elezioni deve cercare ancora 185 elettori per arrivare al quorum richiesto. Con a modifica costituzionale: 730 elettori, 630 deputati e 100 senatori del nuovo Senato, invece, dal quarto scrutinio ci vuole la maggioranza dei 3/5. Ciò significa che occorrono 438 voti. Se i deputati di maggioranza sono già 340, il partito che ha la maggioranza alla Camera deve trovare ancora 98 elettori, anziché 185. Una cifra che è quasi la metà, quindi più facile da raccogliere, tenuto conto che anche in Senato la probabilità che la maggioranza sia del partito che ha vinto le elezioni è molto alta. Il partito di maggioranza avrebbe quindi buon gioco a scegliersi il Presidente della Repubblica, che potrebbe favorirlo durante la legislatura e non un personaggio super partes, che trovasse consenso in buona parte del Parlamento e quindi del Paese. Alla faccia della democrazia!
Fare le leggi 
Si cerca di far credere che sia più semplice fare le leggi ma non è così. Infatti se l’articolo 70 della Costituzione dice in 9 parole: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, come può essere più semplice ora, se lo stesso articolo è stato riscritto con oltre 900 parole? A detta di molti giuristi, sono possibili più modi per legiferare e, a seconda delle loro varie opinioni, i modi varierebbero dai sei agli otto, tutti opinabili e oggetto di discussioni infinite. Inoltre, con il nuovo articolo 72, il potere legislativo che oggi è assegnato al Parlamento, è in gran parte trasferito al Governo, che avrà una corsia preferenziale per le leggi che andrà a proporre. Infatti queste ultime dovranno essere esaminate e votate dalla Camera in tempi stabiliti piuttosto brevi e contingentati. In sostanza il potere Esecutivo, cioè il Governo, eseciterà anche il potere Legislativo modificando l’equilibrio tra i Poteri sancito dalla nostra Costituzione.
Deliberare la guerra 
L’attuale articolo 78 recita: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”. Ora viene modificato in: “La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari“. Chi ha la maggioranza assoluta della camera dei deputati con l’“Italicum”? Era proprio necessario specificare così chiaramente come si delibera una guerra? E anche questo nuovo articolo 78, come tutta l’impostazione della modifica, chiarisce l’obiettivo dell’abolizione totale del Senato. Infatti, nel malaugurato caso di guerra, i “territori”, quelli cioè che il Senato rappresenta, seppure esposti in modo diverso (confinanti con nemici o con alleati, depositari di basi militari aeree o navali, con industrie belliche strategiche) non vengono di fatto consultati per una decisione che li coinvolge in modo così drammatico.
Lucio Oldani