La forbice con l'Europa

La Commissione europea ha pubblicato i risultati del quadro europeo di valutazione dell'innovazione relativi al 2016. Abbiamo ricevuto da Achille Colombo Clerici, avvocato e presidente di Assoedilizia, il seguente articolo che pubblichiamo.

Nell'Unione europea l'innovazione guadagna terreno rispetto al Giappone e agli Stati Uniti. La Svezia è ancora una volta leader dell' innovazione seguita da Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi. I Paesi in cui l'innovazione registra un'espansione più celere sono la Lettonia, Malta, la Lituania, i Paesi Bassi e il Regno Unito.
L’ Italia, che si colloca al 17esimo posto (su 28 Paesi compresa la Gran Bretagna), viene classificata quale "innovatore medio" ed è al di sotto della media UE: una posizione non adeguata alla sua forza economica e produttiva. A molto parziale consolazione, lo studio della Commissione cita, quali esempi, i Poli innovativi regionali di Piemonte e Friuli-Venezia Giulia.
Nel complesso, il propulsore fondamentale per diventare un leader nel comparto è l'adozione di un sistema di innovazione equilibrato che combini un livello adeguato di investimenti pubblici e privati, partnership efficaci per l'innovazione tra imprese e mondo accademico, una solida base di istruzione e la ricerca di eccellenza. Gli effetti economici dell'innovazione si traducono in vendite ed esportazioni di prodotti, da un lato, e occupazione, dall'altro. In altre parole, in capacità competitiva del sistema Paese.
La competitività italiana è in risalita (dal 49esimo al 43esimo posto in una lista di 140 Paesi) con punte di eccellenza, rappresentate dalle dimensioni del mercato (12esimo posto), dalla salute e dall'educazione primaria (26), dalle infrastrutture (26) e dall’alta specializzazione, soprattutto nel vasto comparto delle piccole e medie imprese. Ma permane, e anzi si allarga, la forbice con la media dei Paesi dell’Unione europea a causa, principalmente, della burocrazia e dell’alto debito pubblico. Sempre secondo la Commissione europea, nel 2015, il Pil reale dell'Italia è tornato ai livelli dei primi anni 2000; gli investimenti hanno registrato una drastica flessione, in media più accentuata che nel resto della zona euro. La disoccupazione resta alta, addirittura insostenibile per i giovani.