Cosa serve a Milano

Tra le priorità in assoluto di Milano Città metropolitana ci sono le fonti d’energia rinnovabili e c’è l’ambiente.

Il che non vuol dire aumentare di qualche decimale la raccolta differenziata o di qualche chilometro le piste ciclabili o a limitarsi a tappare le buche nell’asfalto, benché il problema sia importante.
L’ambiente è una parola che parla di futuro, lo sappiamo bene. Parlare d’ambiente significa ripensare i luoghi in chiave moderna, avere una visione contemporanea e una percezione di come gli interventi urbanistici, orientati dalle questioni ambientali, si traducono in un di più di efficienza e socialità.
Il programma di Beppe Sala corre su questi binari, traccia obiettivi chiari. Sostenibilità vuol dire per tutti, la cancellazione di ogni forma di edificabilità nel Parco Sud, l’abbattimento dell’eco-mostro a Monluè, il contenimento degli indici edificatori nelle parte sensibili della città. Sostenibilità è anche la capacità di completare percorsi già avviati (Porta Nuova), di sbloccare situazioni incagliate (Santa Giulia e Darsena), di dare dignità all’agricoltura (rifunzionalizzazione delle cascine), di sperimentare concretamente un nuovo rapporto con i quartieri (Campus Bocconi) e di avviare interventi innovativi su quartieri popolari (Giambellino-Lorenteggio).
Su questa solida base, nei prossimi anni, – è l’impegno di Beppe Sala – il Comune opererà per liberare ogni energia, nell’interesse di tutta la comunità, definendo obiettivi strategici condivisi per una stagione di rigenerazione urbana diffusa che faccia scuola in Europa.
E dunque, la parola d’ordine non è per una sorta di maquillage che avrebbe l’effetto di un trucco pesante su un volto sfatto dall’età e dalla stanchezza. Rigenerare – precisa Beppe Sala – senza però perdere di vista l’ordinario, ponendo attenzione all’accessibilità e alla qualità degli edifici e degli spazi pubblici: piazze, parchi, viali alberati, verde di prossimità, attrezzature per lo sport, arredo urbano. Milano deve essere vivibile e fruibile da parte di tutti. Lo spazio urbano deve tornare a essere un luogo condiviso di relazioni sociali in cui le persone, e non le macchine, abbiano la priorità.
Non ha dubbi Beppe Sala quando sostiene – chiaro e tondo – che gli interessi della città non passano più dal cemento e quindi stop al consumo di suolo e sì alla rigenerazione urbana di quartieri e aree dismesse per avere edifici più efficienti. Il suo programma si spinge ancora più in là quando afferma che siccome, «Milano deve trasmettere un senso di decoro urbano, con un paesaggio cittadino segnato da elementi ricorrenti, pur nella diversità delle zone e dei luoghi. Pertanto serve un progetto orientato “a togliere”, più che a sommare, che renda appunto accogliente e piacevole ogni luogo».
E’ in questo scenario che s’inserisce la mobilità sostenibile, la sicurezza negli spostamenti, la qualità ambientale e l’efficienza dei servizi. Il tutto su dati misurabili che possono diventare il parametro da raggiungere: migliorare del 10 per cento i tempi di percorrenza del Tpl, tendere alla “vision zero” per gli incidenti stradali, arrivare al 20 per cento della quota di mobilità ciclabile (oggi al 6 per cento), ridurre il livello delle emissioni inquinanti (atmosferiche e acustiche), far crescere lo spazio pubblico a disposizione dei pedoni e della mobilità attiva.
Guardare le città con gli “occhi” dell’ambiente significa dunque stravolgerla in senso positivo, immaginarne nuove funzioni, cambiarne tempi e spazi. Come si è fatto altrove, come si è fatto nella città metropolitana di Barcellona o come si è fatto a Berlino dove gli interventi di rigenerazione urbana sono stati realizzati pensando esclusivamente a bus, tram e pedoni. Entro tale disegno, vanno definiti veri e propri format progettuali e gestionali per la città pubblica, affinché ogni esperienza, nelle sue differenze, sia riconducibile a un canone comune.
La Grande Milano, o meglio ancora Milano Città Metropolitana, consentirà nuovi spazi di socialità, genererà occupazione qualificata, flussi di visita. Tutto si svolgerà con la partecipazione della società civile alle arene deliberative, perché essa possa esprimere la sua volontà nella definizione dell’agenda urbana sulle diverse realtà che animano la stessa società civile. E’ questo il miglior modo per rilanciare la nostra Milano proiettandola in un domani più pulito e più giusto. Insomma con Sala sindaco, sarà finalmente soddisfatta la domanda di partecipazione che è esattamente quello che oggi manca nelle nostre città.
Arianna Censi