“Verso un mondo senza politica?”

LA DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO, FORMARE UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE PER IL FUTURO DELLA NOSTRA SOCIETA'

Nel mondo, le democrazie sono in affanno: nonostante il tentativo “neocolonialista” di esportarle a suon di bombe, in pochi anni ne sono morte una decina, sostituite da regimi autoritari. In molte di quelle che restano avanzano gli “uomini forti”, democraticamente scelti da un elettorato impoverito dalla crisi, insicuro e timoroso che dice no alla politica come è stata sin qui intesa, rivelatasi incapace di offrire valide risposte alle sue istanze. 
Dopo i limiti rivelati dai “governi tecnici”, è il momento che uomini di buona volontà, formati a un solido impegno di politica vissuta e non improvvisata, si 
attivino per formare una nuova classe dirigente.  
È l’obiettivo di un corso promosso - sull'onda della sollecitazione e dell'invito di Papa Francesco ai giovani affinché si impegnino in una politica elevata dai valori morali - da Arcidiocesi di Milano in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore; ISPI  (Istituto per gli studi?di politica internazionale); Iustitia – Rivista dell’Unione giuristi cattolici italiani, presentato a Milano in un incontro pubblico dal titolo  “Verso un mondo senza politica?”  
Dopo il saluto di Paolo Magri, sono intervenuti: Luciano Violante, Mariapia Garavaglia, mons. Luca Bressan.
Hanno presentato il corso: Francesco Botturi e Giancarlo Rovati.
Moderatore dei lavori Venanzio Postiglione.
Coorganizzazione Benito Perrone 
Gli interventi hanno illustrato i temi dei quattro incontri di tipo residenziale che da ottobre a febbraio 2018 - due giorni ciascuno- si terranno a Milano, Gazzada (Varese), Brescia: È possibile una società senza politica? 
Perché è in crisi la politica tradizionale? 
In cosa consiste il bene comune di una società plurale?? Le istituzioni: perché? Se è impossibile per una società moderna, ma per l'umanità in generale, fare a meno della politica, è altrettanto vero che essa deve saper rispondere agli interessi della collettività sulla base di principi di convivenza e compartecipazione,  e non a tatticismi, personalismi e interessi di parte.
Soprattutto in un'epoca quale la nostra, nella quale si registrano due dati fondamentali - l'affacciarsi del pensante umano a fianco del  pensante non umano, che elabora concetti, sulla base della intelligenza artificiale, e, d'altro lato, le grandi migrazioni che, rapportate ad altre epoche, possono far pensare  ciò che rappresentavano le invasioni barbariche - la politica, in quanto portatrice di pietas, di umanità (cioè di valori morali) deve essere il fattore cardine sul quale basare, al di là degli asettici tecnicismi privi di ogni moto dello spirito, il governo della cosa pubblica.
La crisi della politica tradizionale è nata, da noi, negli anni 1992-93 con il progressivo allontanarsi dei governanti dalla società, l’incapacità di collegarsi alle nuove generazioni, la scelta di evitare verità sgradevoli sostituendole con favolistiche promesse per non perdere il consenso. 
Un benessere artificioso ha sostenuto tale politica fino alla recessione, momento dell’amara verità e della nascita del cosiddetto populismo del quale le elites contestate e messe in crisi hanno recentemente adottato la stessa cultura - espressa dall'imperativo del “tutto e subito” -  proponendo soluzioni inapplicabili.
I governi tecnici si sono dimostrati autoreferenziali, e non poteva essere altrimenti perché non rappresentativi. In un periodo di rapidi e talvolta imprevedibili cambiamenti sono la politica, umanista per definizione, e le istituzioni, le uniche in grado di operare il tentativo  di governarli.
Non sono mancati i riferimenti all’attualità: una legge elettorale proporzionale garantirà soltanto l’instabilità del futuro governo; sono tramontati i tempi di un partito cattolico, oggi si impone il dialogo con tutti per arrivare ad accettabili mediazioni; illuminante la scelta di papa Francesco a guida della CEI  del cardinale Gualtiero Bassetti che si ispira a due figure del cattolicesimo sociale, don Primo Mazzolari e Giorgio La Pira.
Achi