“Revolution” in mostra il '68 e dintorni

Revolution exhibition photography 06-09-2016

Il 2 dicembre si inaugura alla Fabbrica del Vapore la spettacolare mostra “Revolution-Musica e ribelli 1966-1970 – Dalla Londra dei Beatles a Woodstock” che rimarrà aperta sino al 4 aprile. Una mostra necessaria alle soglie del cinquantenario del '68 sulle storie, i protagonisti e gli oggetti del densissimo periodo tra il 1966 e il 1970, che cambiò la vita di quella generazione e di tutti noi. Un viaggio nel clima sociale e culturale di un’epoca, scandita da parole come pace, libertà, diritti uguali per tutti, attraverso oltre 300 oggetti di moda, design, film e canzoni, immersi nella musica e atmosfera di allora. È un salto indietro nel tempo per chi quegli anni li ha vissuti e per chi li ha solo sentiti raccontare e può così immergersi nel clima sociale e culturale dei tardi anni Sessanta, unico e irripetibile, che ci ha resi come siamo. 
Ai curatori del Victoria and Albert Museum di Londra, si affiancano, per la mostra in Italia, Alberto Tonti, Francesco Tomasi e Clara Tosi Pamphili. 
“La lunga onda della “Revolution” -afferma Tonti- arriva da Londra e porta con sé musica, moda, neologismi, visioni alternative della vita. La Gran Bretagna sforna i Beatles, i Rolling Stones e altri gruppi straordinari; Twiggy e Jean Shrimpton, le modelle più famose; Mary Quant che si inventa la minigonna; un'infinità di capelloni che fanno tendenza. "Anche nella società italiana avvengono profondi cambiamenti -aggiunge Tomasi- il boom economico, l’espansione edilizia, l’enorme vendita di merci, grazie anche al pagamento a rate. L'ondata di benessere produce un forte aumento della scolarizzazione: dal 1957 al 1967 gli iscritti all’università raddoppiano, da 200mila a oltre 400mila, in una scuola pubblica con strutture inadeguate e dove imperano autoritarismo e dogmatismo”. “La Rivoluzione nella moda -dice Pamphili- è il segno più visibile del cambiamento, il modo più immediato per comunicare le proprie scelte: il rifiuto delle regole imposte, la volontà di non essere come i padri e le madri”.
Alla fine delle sette sezioni, una chicca: la sala in cui immergersi, con cuscini e maxi schermo per rivivere il mitico Festival di Woodstoch del 1969.
Grazia De Benedetti