Fiume Seveso: pericolo incombente per Milano

Il fiume Seveso con le piogge persistenti e violente si fa sentire e costituisce un pericolo per la nostra Città.

Ancora viva è la memoria dell’alluvione del 2014 che aveva messo in ginocchio soprattutto il Quartiere Niguarda con danni stimati in 100 milioni di euro. Aveva messo a dura prova anche i piccoli Comuni della Brianza bagnati dal suo corso d’acqua lungo 52 chilometri. Si è perso il conto di quante esondazioni del Seveso siano avvenute in Milano lungo la sua storia, tanto che si considera ormai una cronica sventura per la Metropoli.

Come mai la politica non ha saputo affrontare questo problema idrogeologico ambientale? Intanto ci si dovrà interrogare sulle cause di questa devastazione e poi su i rimedi effettuati.

Gli esperti in questione danno la colpa innanzitutto alla smisurata urbanizzazione che negli ultimi decenni si è sviluppata attorno alle rive del Seveso, indebolendone la fragile struttura; è mancata in alcuni tratti la manutenzione e il terreno per lo più cementato e privato dell’agricoltura non ha il tempo necessario di assorbimento delle acque piovane. In più il fiume-torrente negli ultimi 19 chilometri, cioè nel suo tratto finale a Milano, si ritrova incassato in un tunnel di cemento che esplode durante le piene. Il collo a imbuto, infatti, può accogliere non più di 45 metri cubi di acqua. Bisogna anche aggiungere che le acque del Seveso sono inquinate oltre misura, in primo luogo dagli scarichi: ufficialmente 1420 abusivi su 1500 presenti.

Cosa si è pensato per rimediare alle inondazioni del fiume?

Sostanzialmente ad opere, oserei dire, spettacolari e di impressione pubblica, che necessitano di alti finanziamenti, ma a forte criticità ambientale condivisa da tanti soggetti istituzionali e semplici cittadini. Il rimedio è consistito nella messa in opera delle vasche di laminazione che sono grandi bacini in cui far defluire le acque nei momenti di piena. Queste sono collegate da canali scolmatori in grado di diminuire la portata di piena massima del fiume. Nel 2014 dopo le ormai 4 immemorabili esondazioni di Milano che colpirono perfino la nuova metropolitana milanese è stato approvato dal Comune di Milano, Regione e Governo un grande Piano di messa in sicurezza contro il pericolo Seveso, finanziandolo con oltre 150 milioni di euro. Sono state previste vasche di laminazione nei Comuni di Milano - Bresso (Parco Nord), Senago, Paderno Dugnano, Lentate sul Seveso, Carimate, Vertemate con Minoprio e Cantù. Oltre al piano vasche si sono previste allora un sistema di depurazione delle acque e per Milano si dispose il progetto esecutivo per il consolidamento del cavo Redefossi da via Melchiorre Gioia a piazza Cinque Giornate e opera di pulizia del tratto tombinato del Seveso da via Ornato a via Melchiorre Gioia. L’intero progetto faraonico doveva essere completato entro 15 mesi, trascorsi i quali poco è stato realizzato e il pericolo pende ancora su Milano. Non si riesce a capire se lo stop o i lavori a singhiozzo siano derivati dai fondi promessi che mancano o per le pressioni dell’opinione pubblica contraria a queste grandi opere. Due blocchi contrastanti che non dialogano. Seguiamo qualche fatto di cronaca e le critiche raccolte al grande progetto.

Nel Parco Nord si prevede un bacino di 250mila metri quadrati. Di conseguenza, affermano i detrattori: “Chi ci ricompensa del taglio di un bosco di quasi 4 mila ettari?”. A suo tempo l’assessore regionale Beccalossi rispose che la vasca di laminazione sarà in realtà un laghetto di acqua di falda che verrà svuotata in vista di una possibile inondazione e, dopo aver separati i fanghi, nuovamente riempita con acqua pulita. Non è quindi devastazione del Parco. Al parco poi verrà concesso di recuperare 2 ettari di terreno.

Bresso, uno dei Comuni nel cui territorio del Parco Nord, è prevista la vasca di laminazione, i residenti in via papa Giovanni XXIII e il Consiglio comunale hanno presentato due ricorsi al Tribunale Superiore delle acque pubbliche; il primo ricorso dei cittadini respinto per inammissibilità della richiesta, il secondo del Comune finora senza esito. Nel febbraio corrente anno Il Consiglio comunale ha deciso il Patto per la salvaguardia del Seveso con lo scopo di coinvolgere i Comuni facenti parte del Parco Nord per contrastare la costruzione della vasca. A marzo dello stesso anno si è costituito ilComitato contro la vasca di laminazione per cercare soluzioni alternative. Uno degli slogan era “ Prima diminuiamo gli scarichi abusivi”. L’opera in questione, secondo i cittadini di Bresso, sarebbe un’evidente alterazione dell’habitat naturale del Parco Nord e porterebbe a un reale rischio sanitario per gli abitanti della zona. La questione, dunque, sarà addirittura portata sui banchi del Parlamento Europeo, a Bruxelles, l’anno prossimo dando uno spiraglio di fiducia a tutti coloro che sono convinti che la distruzione di un una fetta di bosco non sia la soluzione più adatta a fermare le piene del Seveso.

Senago le due vasche di laminazione previste, primo baluardo contro le esondazioni del fiume, non si vedono ancora, c’è un cantiere fantasma. La bonifica del terreno si è protratta anche per alcuni ritrovamenti archeologici. Nuova data stabilita per la ripresa dei lavori forse il 2019. Intanto il Consiglio comunale è contrario poiché ritiene l’opera inutile e dannosa per l’ambiente. I cittadini di Senago si muovono con una petizione, da inviare alle autorità locali e alla Regione Lombardia, sottoscritta per primo da Giovanni Cortese che raccoglie 844 firme. La realizzazione delle vasche sarebbe “come curare un cancro con l’emissione di ulteriori cellule tumorali”. Il progetto è devastante, perché il rimedio è peggiore del malanno ed è alto il pericolo della stagnazione di acqua inquinata vicina ai centri abitati. Si attende anche una risposta da parte della Commissione europea su eventuali violazioni della normativa comunitaria.

Lentate sul Seveso sono previste due vasche di laminazione. La sindaca Laura Ferrari sosteneva l’anno scorso: “Tutto partirà nel 2018, ma non sappiamo quando con esattezza”. Il rischio è un altro cantiere fantasma. Era d’accordo per le due vasche, ma dava la priorità alla vasca più piccola vicino a via Tintoretto per permettere alcuni interventi nelle aree agricole e nelle abitazioni vicine che sono state già danneggiate dalle esondazioni.

Milano diverse voci e comitati dissidenti si muovono contro le vasche di laminazione concepite sull’onda dell’emergenza, non tenendo conto di tutte le controindicazioni e di lavorare a lunga scadenza per risolvere il problema alla radice. Dal mese di marzo di quest’anno il Comitato degli Amici del Parco Nord ha inviato una lettera aperta alle autorità locali, fortemente critica contro la vasca di laminazione dello stesso Parco e la lentezza nell’effettuare il disinquinamento del Seveso. Sembra che ci sia un contenzioso tra il Comune milanese e la Regione Lombardia. L’assessore all’Urbanistica, verde e agricoltura Maran sostiene che le vasche e gli invasi sono obsoleti sia perché progettati da oltre 20 anni sia perché aggiungono cementificazione a un territorio già compromesso, da utilizzare una volta tanto, senza contare poi l'inquinamento dovuto al movimento terra di tutto il terreno che andrà prelevato e i costi di gestione. Ci vogliono pompe ed energia per vuotare una vasca. C’è anche un lavoro culturale da fare per cambiare le abitudini delle persone, ad esempio la questione della differenziazione delle acque di scarico e una serie di lavori complessi da progettare e concretizzare in tempi non rapidi.

Chi sostiene il grande progetto già finanziato difende il Piano del 2014 da portare avanti, valutando poi eventualmente studi aggiuntivi. Anche il rallentamento della costruzione delle vasche è spiegabile per fattori non previsti, ad esempio, a Lentate sul Seveso, il terreno interessato alla vasca di laminazione è prima da bonificare. Rimane certamente il problema degli scarichi industriali che spetta alla Regione risolvere. Si conclude più o meno in questo modo: ”Non si è fatto niente per tanti anni e ora invece delle cose positive si stanno facendo!”.

Quindi Milano può star tranquilla?

Luciano Marraffa