RUBRICA POESIA DI RICERCA di Alberto Pellegatta - GULLOTTA Dicembre 2018

Federica Gullotta è giovanissima ma, dopo il suo libro d’esordio, è già stata finalista del prestigioso Premio Cetona. È nata a Faenza (Ravenna) nel 1991 e, dopo essersi diplomata al Liceo Classico Torricelli di Faenza, si è laureata in Sociologia alla Scuola di Scienze Politiche Ruffilli di Forlì. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta La bestia viziata (Lietocolle) nella collana diretta da Mary B. Tolusso, che la introduceva così: «Della poesia è compito destabilizzare, smottare e inquietare a iniziare dal soggetto scrivente. Libertà significa anche consapevolezza di schiavitù, cognizione tanto più colpevole se viene ignorata. Un eccesso di coscienza può condurre alla rovina, nulla si può senza il compromesso, la moderazione vince in ogni campo, fuorché in quello dell’arte. Gullotta non è una dissidente infervorata, non ha alcun tormento politico o sofferente afflato civile, benché sia difficile non legare un’idea di “impegno” a ogni verso che chiunque scriva. Ma come nella migliore tradizione: l’obbligo di un’artista sta nel rintracciare, ideare ed evocare la bellezza. E la vitalità. Il desiderio di vita. La sua è una lingua tesa a questo scopo, al punto di rianimare oggetti inorganici, capovolgere prospettive, dominare la lingua in uno straniamento personalissimo». Nel 2017 è stata finalista al Premio Maconi e ha pubblicato sulle riviste «Il Segnale» e «Gradiva». 
Il testo che proponiamo è quello che ha partecipato al certame toscano questa estate, insieme a quelli di altri sette selezionati tra centinaia di partecipanti. Un componimento evidentemente delicato, e tuttavia aspro e risentito. Seguono due brevi liriche provenienti da una raccolta inedita, che uscirà a breve per la nostra collana «Poesia di ricerca». 
Fate che alla fine di questo prato ci sia altro prato spontaneo o indotto 
vi prego io guardo dall’inizio fate che possa guardare e continuare fate che ci siano farfalle o spegnetele vi prego che si possa andare avanti
oppure
fate che le farfalle sembrino vive e in ottima forma fate che lo siano tutte
non voglio vedere nulla a terra vi prego 
quello che vedo sembra strano fate che sia bello anche per chi non lo conosce ancora
vero che dopo c’è una luce più bassa ma più naturale? 
ho lasciato il mio amico lontano e al sicuro a lavorare 
amici fate che possa vedermi così lontano io ora non lo so non posso saperlo  
Fate che dopo il prato ci sia un mare o una montagna colorata oppure 
una città la mia città non so quale fate che nessuno mi veda che nessuno 
si chieda perché sono lì fate che siano tutti gentili vi prego tutti gentili e che se ci fosse stato il mio amico sarebbero stati gentili anche con lui
fate che dopo la città non finisca o se è mare e montagna non finiscano
l’importante è che siano tutti gentili che nessuno mi noti che non mi trattino male fate che verso l’orizzonte sia regolare che sia grigio che il sole si veda appena fate che senta voci ma per favore che non chiedano qualcosa
ma non è quello il bello che mi aspetta 
fate che possa stare immobile come una statua fate che il mio corpo come una statua sia portato fate che possa essere questo se lo voglio essere fate che possa sorridere
sorridere perché so di poterlo fare e perché so quanto prato c’è ancora
*
Se non avessi bisogno di soldi
nessuno di voi si sarebbe salvato
così col cavolo che dovrei morire
o espormi a questo strazio di tempo
perché non dovreste avvicinarvi proprio
- fatelo uguale -
non importa dove siete in quel momento
starò male lo stesso
mi infetterò del vostro male
grazie davvero
*
Non c’è niente di invisibile; la forma della notte è piatta 
e sana 
il male si distingue 
grida forte;
rinasci in fretta e con parole nuove 
però il sangue non si rinnova
gli alberi possono avere nell'infanzia un significato
non stiamo esagerando