IL SOSTEGNO DELLA COMUNITÀ' CINESE AI NOSTRI ANZIANI

Capita, a coloro che trascorrono i canonici periodi di vacanza in città, di uscire al mattino con il desiderio di una buona colazione al bar e di trovare solo saracinesche abbassate.
Ma, al di là del sacrosanto riposo dei lavoratori e soprassedendo alle miserrime discussioni parlamentari in merito, alcuni esercizi commerciali, gestiti da una particolare etnia ben inserita a Milano, sono sempre aperti e operativi.
I primi cinesi giunsero qui agli inizi degli anni ’20, non dalla madre patria ma dalla Francia, e si stabilirono nell'allora periferia della città in Via Canonica che in seguito sarebbe diventata il cuore pulsante della China town meneghina.
Durante il Ventennio i giornali nostrani non risparmiarono insulti e prese in giro alla sempre più folta presenza di cinesi ma terminato il fascismo la situazione migliorò decisamente. 
Oggi si contano nella Provincia di Milano circa 25mila presenze e le nuove generazioni, al contrario di quanto avvenuto in passato, sono assai più interessate a integrarsi e a partecipare alla vita della città, senza tralasciare l’attaccamento alla famiglia dove apprendono il profondo rispetto per coloro che hanno vissuto più a lungo. Questo ci riporta al principio, quando, durante le ferie, molti dei nostri anziani, troppo spesso lasciati soli, non sanno dove andare per trascorrere la giornata. 
Nei bar gestiti da cinesi, non vengono visti come semplici clienti ma ricevono costanti attenzioni; vengono ascoltati, coccolati e sempre supportati. Non sono mai lasciati a se stessi ma soprattutto trovano un genuino calore umano che fa scordare loro la solitudine. Un fattore culturale che l’emancipato e moderno occidente ha scordato da tempo o, se preferite, l’ulteriore paradosso di una società individualista che si crede eterna ma in realtà destinata e diventare sempre più vecchia e sola. 
Ho avuto modo di osservare questo fenomeno in diverse caffetterie della città e in particolare in un bar vicino a casa dove un amabile e burbero vegliardo del quartiere, ma non solo, trova sempre un rifugio sicuro da Andrea (adattamento italiano del nome originale), il quale lo accudisce con serafica pazienza e si premura di non fargli mai mancare nulla dentro e fuori il proprio locale.
Una lezione di coesistenza civile e altruismo disinteressato che forse tutti dovremmo ripassare.
 

Riccardo Rossetti