007 FA PARTE ORMAI DELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO

E continua ad andare avanti con una pletora di vari autori e attori

Ian Lancaster Fleming nasce a Londra il 28 maggio 1908, e muore a Canterbury il 12 agosto 1964. Negli anni Venti la madre lo iscrive all'Accademia militare di Sandhurst per tentare di infondergli una disciplina che al ragazzo sembra mancare, ma che lui lascerà per poi intraprendere la carriera di giornalista per l'agenzia Reuters, in qualità di inviato a Berlino, Londra, Mosca e poi - sempre come inviato, ma questa volta speciale - per il Times. Nel 1939, allo scoppio della Seconda guerra mondiale lavora per l'ammiraglio Godfrey. Scriverà per lui una relazione il 12 settembre 1940 che ispirerà poi la cosiddetta operazione Ruthless, volta a decifrare i codici della macchina cifrante denominata Enigma utilizzata dalla marina tedesca. Lavorerà quindi anche per il colonnello Donovan, creatore del famoso e per molti famigerato 0SS - cioè Ufficio Servizi Segreti - antesignano dell'attuale e per non pochi famigerata CIA - cioè Central Intelligence Agency - che sembra avere lo zampino in varie sommosse e intrighi di mezzo mondo (nel restante mezzo, ci fu invece lo zampone del sovietico KGB). Terminata la guerra calda ci fu l'avvento di quella fredda, e dal 1945 al 1959 Fleming ebbe modo di lavorare per il Sunday Times come capo dei Servizi esteri. Poi, nel 1953, ecco apparire il suo primo romanzo con James Bond protagonista: "Casino Royale", di cui lo scrittore terminerà la stesura durante il viaggio di nozze. Aveva 45 anni, numero che corrisponde a un famoso calibro di pistola sebbene non sia quella di 007, che utilizzerà la Walter PPK. Dal 1953 al 1964 appariranno 12 romanzi e tre raccolte di racconti con protagonista l'agente segreto di Sua Maestà Britannica James Bond, nome in codice 007 (il doppio zero non sta per pasta di grano duro ma per licenza di uccidere, perché Bond non è esattamente quel che si usa definire una pasta d'uomo). Il primo romanzo della serie non riscuote grande successo, ma Fleming non demorde. Seguiranno perciò "Vivi e lascia morire", "Moonraker" fino al romanzo non completato scritto nel 1964 "L'uomo dalla pistola d'oro". In base al contratto stipulato con il suo giornale, Fleming ogni anno: dal mese di gennaio a quello di marzo, si ritirerà in Giamaica nella sua tenuta di Goldeneye e vi scriverà un romanzo fino a quel fatale 1964, quando: il 12 agosto, un infarto ne stroncherà la vita, poco dopo la realizzazione del terzo film della serie: "Missione Goldfinger". Oltre a questi scriverà anche un romanzo per ragazzi: "City City Bang Bang", nonché molti articoli e reportage ambientati in varie città del mondo. Nel mese di luglio del 1958, precisamente il giorno sei, nella sede radio della BBC di Londra Ian Fleming si incontrò con Raymond Chandler, del quale era amico ed estimatore, e da cui aveva avuto l'onore di due recensioni relative ai suoi libri "Dr. No" e "I diamanti sono per sempre".
Chandler aveva scritto, a proposito di "Dr. No": "All'inizio fui attratto da Ian Fleming per tre sue qualità che reputai, forse erroneamente, uniche in un autore inglese. La prima fu la sua fuga dall'inglese formale e burocratico, dalla pretenziosità forzata, dall'assillo della bellezza e della precisione della frase che, secondo me, raramente arriva alla perfezione e al bello poiché la nostra lingua contiene in sé qualcosa di magico che appartiene solamente a coloro che, in un certo senso, non si prendono troppo sul serio. La seconda fu la sua capacità di osare. Non aveva paura di tentare nuove scenografie. La terza cosa che mi affascinò dello stile di Ian Fleming fu il suoi spiccato senso del ritmo della scrittura. Sapeva quanto andare lontano, quando fermarsi, quando annullare uno stato d'animo e quando riscattarlo, quando descrivere una scena da cartolina e quando scrivere leziosamente e con ricchezza di particolari. Alcuni dei romanzi più osannati della letteratura sono privi di tale qualità". Nella recensione relativa al quarto romanzo della serie Chandler definisce Bond psicologico quanto un dinosauro, e che: secondo lui, questo romanzo non è all'altezza di "Casino Royale" o di "Vivi e lascia morire" perché "un po' troppo infarcito e contiene pagine in cui James Bond pensa. Non mi piace James Bond che pensa. I suoi pensieri sono superflui. Mi piace quando, disarmato, affronta una mezza dozzina di killer professionisti e li riduce senza battere ciglio ad un mucchio di ossa fratturate. Mi piace quando, finalmente, prende la pupa di turno tra le sue braccia e le insegna alcune regole di vita che lei conosce già". Poi conclude: "Ma permettetemi di implorare Ian Fleming di non diventare un esibizionista o finirà come tutti noi". Fleming sopravvivrà al suo amico americano ancora cinque anni, e il suo personaggio per ancora mezzo secolo, e ancora non si vede scorgere la sua ora perché 007 fa parte ormai dell'immaginario collettivo e continua ad andare avanti, seppure con una pletora di vari autori nonché di attori.

Antonio Mecca