Una riflessione sull'archeologia del tessuto urbano

Contemplare. Carlo Dell'Amico”, mostra in programma fino al 20 gennaio presso la Fondazione Stelline di Corso Magenta, è l'occasione per accostarci alle recenti opere di un artista che, nato a Perugia nel 1954, ha sempre lavorato sui temi di spazio urbano, natura e uomo, svolgendoli tra memoria e contemporaneità e conferendo loro un aspetto mistico, contemplativo per l'appunto. Aprono la rassegna tre grandi tele dal titolo Mafkhat, 2018, mappe di città devastate dove in un tragico collage di resine, ferro, bronzo e ossidi, spuntano delle spighe di grano, espressione di rinascita e di nuova energia vitale. L'opera Coluri, 2018, con 13 elementi in bronzo, teschi senza calotta da cui si ergono piccole colonne simbolo di spiritualità, ha un chiaro riferimento al Cenacolo di Leonardo. Affascina la visione del tutto particolare di città da parte dell'artista che usa in due grandi installazioni, Precessione e Contemplare / Enneade, i melari, parti dell'arnia, casse senza fondo né coperchio che in mostra appaiono in legno consunto dal tempo ma ancora profumato di cera d'api e diversamente colorato per rappresentare la varietà del tessuto urbano.
In Precessione le barre di luci led diversamente oblique imprimono all'opera una sorta di rotazione, mentre nella seconda installazione, simile a una cometa, si ammira una grande forma stellare con nove colonne di melari e una struttura orizzontale, a mo' di mensa, lunga quanto quella del Cenacolo. Qui il dialogo tra spazio, uomo e natura si fa più intenso perché si ricollega alla stella portatrice di luce.

Vicol