OLTREPAROLA

Oltreparola, scrittura e pittura nella mostra di Alfredo Rapetti Mogol

Storico quartiere di Brera, in via Ciovazzi 11, nel nuovo spazio della galleria VS Arte in mostra l’”Oltreparola “ di Alfredo Rapetti Mogol a cura di Gianluca Ranzi dal 19 settembre al 20 ottobre.

Una selezione di lavori, alcuni inediti, in cui grafemi, segni, parole scomposte compaiono nella materia pittorica attraverso i materiali più disparati, cemento, piombo, vecchi fogli manoscritti, acrilici, pagine di quaderni ingiallite dal tempo con la tecnica dell’impuntura, incisione con puntasecca.Pittura e scrittura, entrambe passioni dell’artista, si fondono creando contaminazioni, molteplicità di linguaggi, interrogativi nell’osservatore/lettore.

 L’artista Rapetti Mogol è figlio d’arte con le parole, suo padre è il noto autore dei brani musicali di Battisti e egli stesso autore di canzoni, ma alle arti visive è stato avviato dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, presidente dell’Associazione milanese di Arti Grafiche. La parola è la radice comune di scrittura e pittura, l’una ci fa prendere coscienza di noi stessi, l’altra fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili, arrivano lentamente alle persone e ne suscitano emozioni.

Si va da Geografia emotiva, opera del 2012 in cemento, piombo, inchiostro, acetato ( da catalogo 40x60 cm) al linguaggio rigoroso, scarno che racchiude in sé la ricchezza della molteplicità alfabetica nelle opere Le lettere, in particolare Scrittura bianca in acrilico su tela del 2012 (100x100cm) in cui lo scrivere e decifrare la parola diventano un nuovo alfabeto che parla di vita, di metamorfosi e di dinamismo del mondo.

Parole criptate, scomposte diventano strumenti della memoria e riaffiorano dall’indistinto come in Cemento bianco del 2002 (40x80 cm). O in AZ, inizio e fine, l’alfa e l’omega di ogni cosa, ispirano modi di scrittura che affiancano oriente ed occidente e alfabeti si coagulano e si liquefano per dare vita a nuovi sistemi come nei lavori intitolati Io sono io, 2018, in acrilico su piombo (51x41 cm) o nella celebre versione su carta manoscritta a inchiostro blu (19,5x24,5 cm) dove l’opera connette il passato al futuro offrendo nuove prospettive per rileggere la crescente complessità del mondo attuale.

Ma le parole diventano enigmatiche e pongono interrogati all’osservatore come in L’anima resta del 2018  realizzata con inchiostro tipografico su carta (28x19 cm) in cui compare l'aspetto spirituale, reso evidente già  in Scrittura Sacra del 2012 ( 160x120 cm) acrilico e bitume su tela.

Sperimentazione, multidisciplinarità, nomadismo culturale, i tratti dell’artista, delle sue opere a confine tra parola e immagine, musica e canto, pittura e installazione. La parola "dipinta" perde il suo carattere letterale per acquisirne uno nuovo dettato dalla capacità di immedesimazione di chi in quel momento legge l’opera e si riconosce in essa mentre l’artista crea un linguaggio nuovo e ogni volta, per l’emozione che l’accostarsi al segno grafico stesso suscita, da’ un nuovo significato.

                                                                                                 Giusi De Roma