12 MINUTI DI APPLAUSI

Bastano per raccontare il successo alla Scala della prima di Orphée et Euridice

Sabato 24 febbraio il pubblico è in piedi per applaudire e fare fotografie alla prima rappresentazione di Orphée et Euridice nell'allestimento di Covent Garden firmato da John Fulljames e Hofesh Shechter, che ha curato anche le coreografie.

L’opera, manifesto della riforma teatrale e musicale di Gluck è a tutti gli effetti un capolavoro europeo: composta su libretto dell’italiano Ranieri de’ Calzabigi per il Burgtheater di Vienna, dove fu eseguita nel 1762, fu presentata in versione rivista, riorchestrata e ampliata al teatro del Palais-Royal nel 1774 con nuovi versi francesi di Pierre-Louis Moline. La nuova versione, oltre a inserire nuovi balletti, assegnava la parte di Orphée a un tenore, marcando una distanza ulteriore dalle convenzioni barocche. Orphée, che conta alla Scala versioni illustri, da quella diretta da Furtwangler con Fedora Barbieri protagonista fino alla versione firmata da Riccardo Muti e Roberto de Simone, si presenta per la prima volta in questa seconda versione, nel fortunato allestimento realizzato per il Covent Garden dal regista John Fulljames e dal coreografo Hofesh Shechter, in cui l’orchestra è collocata in mezzo al palcoscenico, sopra un ponte mobile che sale in alto, fino all'Olimpo degli dei, e poi scende sprofondando nell'oltretomba.

Sontuosa la parte musicale con il ritorno alla Scala di Juan Diego Florez nella parte di Orphée, che si conferma una delle star assolute della lirica mondiale. Applausi anche per le altre due protagoniste, Christiane Karg come Euridice e Fatma Said, che dopo gli studi all’Accademia della Scala e il debutto come Pamina, veste i panni di Amour. Battimani per coro e danzatori che hanno eseguito le (infinite) danze. Guida musicale è Michele Mariotti, un Maetro su cui il Teatro fa affidamento per i prossimi anni, salutato con dei "bravo maestro" dal pubblico. L’opera sarà replicata fino al 17 marzo.

Tina Nava.