Il Giallo Mondadori

Ricorre in questo 2019 l'anniversario di nascita di una fra le collane più longeve non solo d'Italia ma anche del mondo, quella cioè del Giallo Mondadori, nata nel 1929 per volere del grande editore Arnoldo e così chiamata dal colore delle sue copertine, che sta a voler indicare "pericolo", "suspense", "paura" e che veniva contrapposta ad altri colori delle altre collane pubblicate dallo stesso editore per distinguere altri generi letterari. Non c'era, fra questi, il colore rosa-violaceo che richiama quello della micidiale pasticca di droga sintetica esaltata da un tale che si fa passare per cantautore e che vorrebbe vivere e finire la propria esistenza come i suoi miti: tutti negativi, che han trovato la morte ancora giovani o non comunque maturi (e d'altronde può definirsi maturo chi sperpera la propria vita in quella maniera e induce i più giovani, e di conseguenza più fragili, a seguire le sue orme?). Il guaio è che costui riesce a trovare sinistri personaggi che ne esaltano le supposte virtù dal palco della Tv di Stato, come la ridacchiante ... con occhiali conduttrice della domenica pomeriggio e l'altrettanto occhialuto conduttore che lo definisce, tutto entusiasta, "un genio!". E pensare che c'è qualcuno che afferma che la letteratura di genere è una sorta di droga! Chiusa la parentesi. Il Giallo Mondadori, nato nel 1929, anno della grande crisi in America ma anche dell'uscita dei primi due romanzi di Dashiell Hammett "Raccolto rosso" e "La maledizione dei Dain", protagonista il Continental Op che fu anche protagonista di 28 racconti, dal 1946 divenne una pubblicazione settimanale, annoverando fra i suoi autori il fior fiore degli scrittori anglo-americani che già venivano pubblicati negli anni passati e ai quali si affiancheranno nuovi autori: Raymond Chandler, Ross Macdonald, James Hadley Chase. Non sempre questi grandi scrittori venivano tradotti alla grande; non solo, tradotti integralmente. Spesso, per volere dell'editore o del direttore della collana, venivano loro tagliati ampi stralci là dove descrivevano denunce alla società americana. E questo non per censura, ma perché non strettamente attinenti al genere trattato. Dal 1950 fu il milanese Carlo Jacono, anch'egli nato in quel fatidico 1929 (lasciatemi dire - come il nostro editore - che a giugno ne compie 90 e lavora più di 8 ore ogni giorno), a illustrare le copertine della rivista, producendone fino al 1986 oltre 3000. La caratteristica del Giallo Mondadori è sempre stata: oltre al colore della copertina, il cerchio rosso dentro il quale è contenuta una immagine attinente la vicenda contenuta nel romanzo. Questo cerchio può essere paragonato a un'aureola che non santifica i personaggi ma, anzi, spesso li demonizza perché spesso, infatti, anche se non di criminali si tratta sempre di individui poco raccomandabili. Nel corso dei decenni le copertine si sono fatte meno ingenue (o ipocrite è forse più giusto dire) e più dirette, sebbene sia difficile resistere al fascino di quelle illustrazioni d'antan che al pari di Danton instillavano in chi le guardava un certo terrore. Pur con alti e bassi la collana ha saputo arrivare fino all'epoca attuale, mantenendosi sempre con un livello di ottima fattura fornito dai suoi traduttori: ricordiamo Nicoletta Lamberti, Hilia Brinis, Andreina Negretti, Bruno Just Lazzari, sia per ciò che riguarda i suoi curatori, in primis Mauro Boncompagni e Igor Longo. Ora che Il Giallo Mondadori ha fatto 90, come la paura, gli auguriamo di bissare questo traguardo fino a giungere a quota 180, che poi è il numero della omonima legge. Una legge che ha fatto dell'Italia il primo e anche unico Paese al mondo nel campo della chiusura dei manicomi. E questo spiega forse molte cose riguardo ai molti personaggi che la nostra vita pubblica purtroppo ospita. 

Antonio Mecca