PONTE LAMBRO RIPARTE

Uno spazio da rilanciare, perché diventi la sede di attività innovative

Un intervento di riqualificazione territoriale necessario, atteso a lungo dagli abitanti del quartiere, che abbia l’ambizione di rappresentare una nuova centralità per la Milano di domani. Un processo iniziato ma poi interrotto, a cui l’Amministrazione comunale, da tempo e con caparbietà, e anche con il supporto di G124, il gruppo di lavoro guidato dall’architetto e senatore Renzo Piano, sta lavorando per portarlo a termine. 
Questo l’obiettivo del bando per la ricerca di operatori interessati al recupero, alla valorizzazione e alla gestione dell’immobile mai ultimato di via Guido Ucelli di Nemi, nel quartiere Ponte Lambro, di cui la Giunta ha appena approvato le linee guida e che verrà pubblicato nelle prossime settimane. Come spiega l’assessore alla Casa e ai Lavori pubblici, Gabriele Rabaiotti: “Abbiamo la possibilità di dimostrare ancora una volta che Milano è capace di distribuire valori, interessi e passioni anche fuori dal centro storico. Il progetto di un nuovo centro di servizi e di attività a Ponte Lambro guarda al quartiere ma interviene su scala metropolitana, e rappresenta un’occasione unica di riscatto e di cucitura con il resto della città. Mi auguro ci siano operatori che abbiano voglia di assumere questa sfida e di dare vita a una nuova polarità per la città di domani”.
Quello di Ponte Lambro, quartiere storicamente separato dal resto della città per la presenza della tangenziale e segnato a lungo da uno stigma negativo, è uno degli esempi più visibili in città di un interessante processo di riqualificazione urbana che si è sviluppato nell’arco di un decennio attraverso la realizzazione di diversi interventi urbanistici pubblico/privati. Il Contratto di quartiere, i Piani integrati di intervento, fino alla risistemazione dell’area dell’ex albergo dei Mondiali di Italia 90, hanno contribuito in modo significativo al miglioramento della zona e alla ridefinizione della sua immagine.
Resta da ultimare lo spazio del Laboratorio a suo tempo immaginato da Renzo Piano, per farne la sede di un centro di servizi che l’Amministrazione vorrebbe il più possibile innovativo ed inclusivo. Uno spazio, quello oggetto del bando, molto ampio e tutto da reinventare. Si innesta con una passerella di vetro come collegamento orizzontale tra le due stecche di cinque piani di case popolari in via Ucelli di Nemi, costruite negli anni Settanta. Si tratta di 4mila metri quadrati (il 40% dei quali in origine era composto da 31 alloggi, mentre la parte restante era riservata a spazi multifunzionali per la formazione, il lavoro e per vari servizi di quartiere). Le opere di trasformazione dell’immobile sono state avviate nel novembre 2011 e si sono definitivamente interrotte nel gennaio 2015 con il fallimento dell’impresa appaltatrice e con uno stato di realizzazione giunto oltre la metà.
La maggior parte degli interventi previsti dal Contratto di quartiere, attuati a partire dalla prima metà degli anni Duemila, sono stati invece portati a termine secondo programma: la manutenzione straordinaria e la ristrutturazione delle case sia di proprietà comunale sia di Aler (queste ultime si trovano in via Ucelli di Nemi dal civico 11 al civico 36, mentre quelle comunali sono in via Rilke 6/10 e in via Ucelli di Nemi 58), la riqualificazione del centro civico, del mercato comunale coperto, dell’asilo nido e della scuola materna, oltre che della viabilità locale e del connesso arredo urbano.
Dopo la manifestazione di interesse lanciata un anno fa, che riportò l’attenzione sul tema risvegliando considerazioni e interessamento da parte di alcuni potenziali gestori, l’Amministrazione ritiene che i tempi siano maturi per un vero e proprio bando di concessione d’uso, capace di sollecitare soluzioni positive di riqualificazione urbana di quel pezzo di Milano.
Il Comune intende quindi individuare un soggetto cui affidare l’immobile in concessione d’uso, per una durata massima di 30 anni, e garantirne così la valorizzazione attraverso l’attivazione di servizi per la cittadinanza ad ampio spettro: potrà essere utilizzato per attività sociali, sanitarie, culturali, sportive, educative e formative. Si potranno introdurre anche spazi abitativi e per l’ospitalità di breve periodo, ad esempio rivolte a studenti, parenti di persone degenti in strutture ospedaliere, o lavoratori in transito in città. E saranno ammessi anche usi commerciali, purché occupino una superficie ridotta e siano finalizzati a contribuire alla sostenibilità economica del progetto complessivo.