La mia opinione attorno al vincitore del 69° Festival di Sanremo

Davide Lorenzano ha iniziato la sua esperienza giornalistica nella nostra redazione, iscritto all'ordine ha continuato quest'attività come freelance. Ha realizzato un cortometraggio trasmesso da Rai 3 che verrà presentato a maggio a ChiAmaMilano, collabora con varie testate giornalistiche e con VivereMilano.

Scrivo queste righe da un treno, passando dalla stazione Rogoredo di Milano. Fuori dal finestrino, una volante della Guardia di Finanza pattuglia l'ormai famigerato boschetto della droga. Cosa c'entra? C'entra. La mia gavetta giornalistica è passata anche da qui, dalle periferie milanesi. Con il giornale locale VivereMilano scoprii, ad esempio, un mondo sconosciuto e straordinario che era la condizione disagiata degli a... dolescenti di Quarto Oggiaro, riunitisi talvolta in baby gang. Capirete cosa poteva significare, qui, coinvolgere taluni di loro in una presentazione letteraria nella biblioteca comunale. È qui, in questi sottopassaggi, alle fermate dei treni o della metro, che ho visto tanti piccoli rapper coltivare il sogno di #Mahmood.
Non è raro incontrarli, questi figli di nessuno. Notturni autoesclusi, cantanti sotto la luce di un lampione, con l'accompagnamento dei convogli in transito che copre l'audio di sterei portatili. Giovani non appartenenti a questo Paese, pur essendovi nati e cresciuti. Seppure, personalmente, la canzone non mi sia piaciuta - per essere rap, molti i versi uguali; titolo non azzeccato ed equivocabile; testo imperfetto, anch'esso fraintendibile - ne ho preso atto e, intanto, di fianco a me un passeggero la canticchia. Ultimo (22 anni) che dà del ragazzo a Mahmood (26 anni), nun se po sentì! Sono convinto che abbia talento, ma deve imparare ancora ad autogestirsi. Questo successo, adesso, forse, sarebbe stato prematuro. Mentre, inatteso e incredibile è stato il proclama per Mahmood. Una vittoria non scontata. Una lezione per tutti. Una speranza per altri, in un'Italia che cambia ogni giorno repentinamente. Post, commenti e addirittura articoli di giornale scritti da colleghi per di più presenti in Sala stampa, hanno confermato come il testo si presti a una cattiva interpretazione: è una storia di un rapporto padre-figlio e non una storia di integrazione o -  assurdo - di emigrazione. Mentre in Italia pensiamo ancora a doverli accettare, l'islamico è già avanti al punto da trasporre una condizione familiare - un padre poco presente, più nichilista che religioso, che beve champagne nel giorno di Ramadan - sul palcoscenico dell'Ariston. 
Dunque, non un'altra canzone sull'amore (troppe). Su Achille Lauro, senza giri di parole: non mi piace, tantomeno la canzone in gara. Ma quale rock? Ma non voglio divagare. Bravi, troppo bravi Bertè, Turci, Silvestri. Un grande, grandissimo Simone Cristicchi, per parole e melodia della sua opera. Non ho avuto il minimo dubbio vincesse il Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale.
...Nel frattempo, salgo su un bus per l'aeroporto. Suona a palla "E la luna bussò" di Loredana Bertè.

#SANREMO2019

Davide Lorenzano