PERIFERIE “URBANE”, ANCORA ALL’ANNO ZERO?

Periferie, a che punto siamo? Nei giorni scorsi, il convegno “Le nuove periferie urbane: la sfida delle città globali” promosso da ISPI. Ma rimane inesplorato il tema dell’adeguatezza dell’organizzazione amministrativa delle città a rispondere alla condizione delle Periferie. Con i Municipi che, come per cinquant’anni i Consigli di Zona, rimangono incompiuti.
Di Periferie se ne parla, indubbiamente. Ma a che punto siamo? Perché sembra sempre un po’ di ricominciare da capo, di essere all’Anno Zero. Ci sono tentativi ed iniziative, ma non sembrano imbroccare la giusta direzione. Un aiuto a “fotografare” lo stato di “avanzamento” l’ha fornito lo scorso 26 gennaio il convegno “Le nuove periferie urbane: la sfida delle città globali” promosso da ISPI (Istituto Studi Politica Internazionale). Articolato il ventaglio dei relatori, che hanno offerto il loro specifico apporto: Giovanni Allegretti (Università di Coimbra), Stefano Boeri (Triennale di Milano), don Virginio Colmegna (Fondazione Casa della Carità), Sergio Urbani (Fondazione Cariplo), Diana Bracco (Fondazione Bracco, che nella prossima primavera promuoverà a Palermo la Seconda Conferenza Nazionale sulle Periferie Urbane).  
Periferie urbane - Ecco, Periferie “urbane”, perché ci sono molteplici significati del termine periferia: il Massachusetts Institute of Technology ne ha censiti almeno duecento, definendoli talvolta anche contraddittori. E con tanta variabilità è nell’ordine delle cose che regni una certa indeterminatezza, anche perché «nel proliferare degli scritti sulle città e sulle loro trasformazioni si rileva una mancanza di riflessione teorica all’altezza dei tempi su cosa significhi periferia» (Agostino Petrillo, Peripherein: pensare diversamente la periferia, 2013).
Organizzazione amministrativa - In tale contesto, malgrado le sollecitazioni iniziali, dal dibattito, che ha avuto anche tratti intensi, documentati ed appassionati, è rimasto sostanzialmente assente il tema della “governance”: le Città e le loro Amministrazioni sono attrezzate per risolvere i problemi? Qual è il tipo di organizzazione, quali sono le regole e le procedure che riguardano la gestione e il governo di un fenomeno collettivo rappresentato da una grande città? Questo è infatti uno snodo essenziale, perché se la condizione delle periferie delle grandi città si presenta piuttosto differenziata, «comuni sono, invece, i punti deboli di uno sviluppo equilibrato riferibili sia alla mancanza di identità, che all’assenza di un’organizzazione amministrativa adeguata (la cosiddetta “governance”) » (Libro bianco sulla governance europea, Commissione Europea 2001).
Municipi - Qualche giorno fa, Piero Colaprico (la Repubblica, 20.1.2019), ad un lettore che evidenziava come da oltre due anni stesse segnalando al Comune di Milano il paradosso della pista ciclabile che passa davanti al cavalcavia Bussa, «risolvibile togliendo una decina di posti auto parcheggiati in strada», da esperto cronista ha risposto: «Milano sta cambiando aspetto, tantissimo, tra cantieri
MM, Area B, tram, Navigli futuribili in apertura, e questa trasformazione converge soprattutto sulla scrivania di Granelli (Assessore alla Mobilità, ndr). Forse una ciclabile è “de minimis", cioè “abbiamo altre emergenze”». E questo è proprio il problema: se un assessore del Comune di Milano deve occuparsi anche di “una decina di posti auto”, è evidente - e questa è la condizione di tutti gli Assessori – che l’organizzazione “centralistico-burocratica” del Comune di Milano non è adeguata ad affrontare/gestire le necessità dei quartieri periferici, anche perché «l’attrezzatura culturale e tecnica di chi amministra le città è rimasta la stessa, con le sue settorialità, con le sue piante organiche, le sue strutture formate da competenze separate» (Alessandro Balducci, Il governo della città complessa, 2018). Allora, gli attuali Municipi (Riforma del 2016) non possono rimanere degli enti “vuoti”, senza poteri, come lo sono stati i Consigli di Zona per quasi cinquant’anni. E questa è una responsabilità ed un obiettivo che devono avere Sindaco, Assessori e Consiglieri del Comune di Milano, ma anche i 279 Consiglieri dei nove Municipi di Milano. Perché non esiste una Milano “policentrica”, come si va enunciando, senza una corrispondente Amministrazione comunale policentrica. E i Municipi sono parte essenziale, oltretutto adesso che hanno anche gli Assessori. O no?

Walter Cherubini
Consulta Periferie Milano
www.periferiemilano.com