Considerazioni di una donna qualunque

Il 22 gennaio ero tra le migliaia di persone che gremivano La Scala per ascoltare la Senatrice Liliana Segre. Con passione, ma anche con lucidità e un acuto spirito di analisi, ci ha raccontato la storia di una bambina di 8 anni che, da un giorno all’altro, si è vista espellere dalla scuola, da tutte le scuole, nell’indifferenza generale, unicamente perché era ebrea. Ci ha descritto la sua incredulità di fronte al fatto che bastasse essere “ebreo” per perdere ogni diritto civile, che bastasse essere ebreo per venir respinti anche da uno Stato (la Svizzera) che pure era diventato rifugio di tanti dissidenti del nazi-fascismo. Ci ha fatto “sentire” la puzza di quel carro-bestiame del treno che portava lei e tante altre persone al campo di concentramento di Auschwitz; puzza, nausea, paura dell’ignoto, sopportabili solo grazie alla presenza del suo papà, quel papà che le sarebbe stato strappato all’ingresso nel lager.
Ci ha parlato della sua voglia di vivere nonostante tutto; ha insistito molto, rivolgendosi in particolar modo ai 2000 studenti in platea, sulla forza dei giovani: lo spirito di sopravvivenza è più forte di tutto, anche se non sei più una persona ma uno stuck, un pezzo, anche se sei diventato irriconoscibile nell’aspetto, così, senza capelli, scheletrica, un “ectoplasma”.
Logico immaginare che ognuno di noi fosse commosso fino alle lacrime per quella bambina ebrea di 80 anni fa. Tuttavia Liliana Segre non ci ha parlato solo di quella bambina: non ha perso occasione per ricordarci che dopo 80 anni ci sono ancora persone che, sempre nell’indifferenza di molti, di troppi direi, vengono rifiutate perché perdono (o non hanno mai goduto) i diritti civili unicamente perché sono nati nel posto sbagliato o hanno un colore della pelle che non si addice alla razza ariana.
“Io lo so come si sta nella terra di nessuno quando nessuno ti vuole”, ci tiene a sottolineare, perché anche lei è stata clandestina come quelle persone che affrontano qualsiasi rischio per sopravvivere. Perché loro, come la ragazzina del lager, vogliono vivere. Vogliono vivere anche se il gommone, che speravano li portasse verso un’esistenza migliore, sta affondando; anche se, là dove sperano di approdare, c’è gente che negherà loro quei diritti civili che ogni persona dotata di coscienza dovrebbe garantire ad ogni essere umano.
Grazie Senatrice per questa meravigliosa lezione di vita.
Carla Mangolini