ARTE E CORRUZIONE : INTRECCI E DISTINZIONI

L’hub culturale alle porte di Milano Casa Testori e il Teatro Franco Parenti sensibilizzano sul tema Arte contro Corruzione, dialogo tra artisti e chi in prima linea lotta contro la corruzione.

Foyer del Teatro Franco Parenti, 16 gennaio, Arte e Corruzione due mondi opposti o mondi contaminati più di quanto non si pensi? Ne hanno discusso l’artista Stefano Arienti, il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il fondatore dell’associazione Libera, Don Ciotti, l’architetto e designer Fabio Novembre, introdotti dal presidente di Casa Testori, Carlo Maria Pinardi . 
Arte CONTRO la corruzione – spiega quest’ultimo – è un’iniziativa originale e, confidiamo coinvolgente e leggera. Casa Testori lancia questo progetto nel campo artistico che gli è proprio, con lo scopo di sensibilizzare soprattutto i giovani sull’importanza del tema. L’obiettivo è mobilitare la sensibilità degli artisti su un tema che tocca in profondità la vita del nostro Paese e ne condiziona in modo drammatico le possibilità di sviluppo. I confronti sono inediti, finalizzati non solo a segnare l’immaginario collettivo ma anche a innescare percorsi creativi, nella consapevolezza dell’urgenza che anche il mondo dell’arte ha di affrontare questo nodo delicatissimo della vita collettiva. Don Ciotti riflette sull’arte come “risveglio delle coscienze”, educare le coscienze alla responsabilità. La parola legalità è spesso impiegata – dice - come pura retorica, come parola sedativo in un’ottica narcisistica di autocompiacimento da parte di chi la pronuncia. Chi compie il malaffare – continua don Ciotti – esibisce la legalità come lasciapassare, fa un uso truffaldino della parola, perciò occorre una bonifica delle parole e un uso del termine legalità per raggiungere e realizzare effettivamente la giustizia sociale.
Gli fa eco il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che sottolinea la diffusione della corruzione nel nostro paese e la necessità di diffondere una cultura, un'educazione della legalità costituzionale, di quella improntata sui principi della Costituzione. In particolare sui primi articoli di quest’ultima si focalizzano su aspetti intangibili e su quelli che sono i fondamenti della nostra stessa repubblica, la pari dignità sociale, l’uguaglianza dei cittadini. Da circa tre anni accanto all’attività giuridica affianca un’attività complementare che è quella da andare in giro nelle scuole per diffondere questo tipo di cultura e la sua proposta è di creare una scuola che formi i formatori. Le mafie usano come strumento la corruzione per compiere i loro affari – afferma deciso - approfittando del fatto che ancora la corruzione non è percepita come disvalore sociale e morale, a ciò si aggiungono le sentenze poco efficaci ed efficienti che sono emanate e il processo penale che non funziona accanto alla legge sulla prescrizione dei reati che andrebbe rivista. Ma la corruzione è un danno anche economico perché distoglie dal nostro paese gli investimenti, impedisce lo sviluppo e allarga le disuguaglianze sociali sfruttate dalle mafie stesse. Chi corrompe ha un disturbo concettuale, ha una visione proprietaria e predatoria della cosa pubblica. Un cambio di cultura, di educazione l’antidoto.
Non è completamente d’accordo l’artista Stefano Arienti che sottolinea la responsabilità di essere artisti come individui pubblici che trovano il loro riconoscimento e investitura proprio dal contesto sociale ma spesso compiono in nome dell’arte scelte ambigue, di connivenza con il potere. Per non parlare del fenomeno delle aste d’arte, spesso transazioni illecite, inaccettabili che sono il sintomo di una società malata. Ma dall’altra parte c’è chi come artista, sentendo fortemente la propria responsabilità sociale, tenta di migliorare la realtà e di costruire dei valori collettivi condivisi con il proprio lavoro creativo. Pertanto l’arte stessa si scopre in qualche modo “corrotta” e la mostra allestita in Casa Testori in modo creativo e utilizzando varie forme di espressione artistica, documenta episodi di “scandalo”, che non diminuiscono affatto la grandezza degli artisti coinvolti, ma pongono diversi interrogativi. Varie sono le tipologie di “trasgressione” presentate: dall’omicidio, alla violenza fisica, al legame con il potere, alla pedofilia, allo sperpero di denaro, all’uso di droghe, all’apologia della guerra. E il titolo è emblematico, parte dalla frase: “Ho sbagliato tutto”, pronunciata da un Ezra Pound che fu chiamato a render conto del suo sostegno ai regimi totalitari.
GIUSI DE ROMA