Periferie: non ci siamo…

Più che un intervento, una piccola sollecitazione. In quest’ultimo periodo, in vista delle prossime elezioni per il Sindaco di Milano o, forse, della città metropolitana, sono state varie le occasioni di confronto promosse da partiti o forze politiche che stanno scaldando i motori in vista della campagna elettorale del 2016. 

In tale contesto, più di una volta è emersa una sorta di “contraddizione”, da una parte tra l’operare sul territorio di varie tipologie di associazioni e anche di consiglieri di zona e, dall’altra, la modalità di presenza e la relativa capacità di “risposta” dell’Amministrazione del comune di Milano e del relativo apparato “burocratico”, che è necessario che migliori.
Infatti, a volte basta superare la linea di confine fra Milano e alcuni comuni limitrofi per verificare una differenza sostanziale nella cura e nella gestione del territorio. 
Da questo punto di vista, allora, ecco la piccola sollecitazione: «C’era una volta… un’azienda - e c’è ancora, anche se molto smagrita - che, negli anni ’70-’90, tra i propri istituti aveva dei fondi denominati “contribuzioni sociali”. Questi fondi, nell’ottica di un’attenzione dell’azienda al territorio dove svolgeva la propria attività, venivano destinati a sostenere tra l’altro la realizzazione di asili nido.
L’azienda aveva due stabilimenti, uno nel comune di Milano (somma destinata 800 milioni di lire all’anno) e un’altro nell’immediato hinterland, con baricentro tra i comuni di Settimo Milanese e Cornaredo (somma destinata 1 miliardo di lire all’anno). 
Premesso che, partiticamente parlando, sia Milano sia gli altri comuni dell’hinterland avevano Amministrazioni del medesimo colore e che anche il sindacato aveva la medesima colorazione in entrambi gli stabilimenti, quale fu il risultato?
Milano, malgrado gli sforzi compiuti da autorevoli rappresentanti del sindacato aziendale, non mise mai in essere le iniziative utili per ricevere gli 800 milioni di lire (complessivamente 16 miliardi). Viceversa, i Comuni limitrofi prima ci costruirono gli asili nido e poi ci pagarono le spese di gestione (complessivamente 20 miliardi)». 
Bella differenza, non vi pare? Ecco, facciamocene una ragione: il Comune di Milano funzionava e funziona così, avviluppato nelle proprie pastoie burocratiche e anche un po’ autoreferenziali. Con un’organizzazione che continua a essere sbagliata, dove città metropolitana e municipalità rischiano fortemente di essere solo un cambio di “cappello”, mentre la “testa” – cioè il modo di organizzare le cose – rimane sempre quello. Buona estate.
Walter Cherubini
Consulta Periferie Milano
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